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Connection – Social che ti fanno perdere il lavoro – Puntata di Venerdì 5 Aprile 2024

Attenzione che una foto o un commento postato su un social hanno una valenza. E chi è alla ricerca di un lavoro deve saperlo. I recruiter, quelli che selezionano il personale li guardano e ne sono influenzati.

Adecco group ha intervistato 500 professionisti per capire il percorso di selezione e il 51% è stato influenzato negativamente dopo aver controllato il profilo social del candidato. La stessa ricerca dieci anni fa raccontava che solo il 12% dei recruiter era interessato a guardare i profili social. Nel 2021 si era arrivati al 30,8% e oggi più del 50.

Cosa influenza nella ricerca di un lavoro

Il 37% dei recruiter afferma che la ragione per cui è stato influenzato negativamente è stata la presenza di foto ritenute inappropriate. Per il 27% alcuni tratti di personalità visibili dai contenuti pubblicati hanno generato una valutazione negativa. Per il 17%, invece, l’opinione negativa si è formata di fronte a manifestazioni di discriminazione di natura sessuale e/o razziale. Ovvio che nell’era di diversity and inclusion questo non aiuta.

Personal branding e lavoro

Secondo Adecco «l’utilizzo dei social media da parte dei candidati influenza sempre più le decisioni di reclutamento. I dati ci dimostrano che il social screening è uno strumento decisivo nel processo di selezione per oltre la metà dei recruiter, che sfruttano i social media non solo per la ricerca dei talenti, ma anche per la verifica dei candidati».

Si parla di personal branding quando si capisce che sul social della persona si tiene conto di cosa si pubblica prima della pubblicazione.

Come si seleziona per un lavoro

L’intelligenza artificiale è impegata con degli algoritmi per eliminare chi ha buchi nella carriera e tutto parte dal curriculum del candidato. Il secondo passo è la ricerca di notizie del candidato online. Lì per il 65% si tratta di esperienze professionali e nel 47% dei contenuti postati.

Lavoro e Linkedin

Tra i social più utilizzati in questo senso c’è Linkedin per il 96% dei recruiter. Il 67% lo usa per la raccolta delle candidature, mentre il 60% per la ricerca di candidati passivi, quelli che non stanno cercando lavoro e non si aspetterebbero di ricevere proposte.

Ascolta la puntata integrale di Connection con Francesco Foderà cliccando “Play”

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