Eni ha annunciato uno sconto del 20% al netto dell’Iva su benzina e gasolio agricolo e per la motopesca fino al 31 ottobre, con possibile proroga fino a un anno. Una misura definita di solidarietà che, tuttavia, non arresta la mobilitazione di agricoltori e pescatori. A Torrimpietra, alle porte di Roma, i trattori sono tornati in strada tra fumogeni, clacson e latte versato sull’asfalto. Nel frattempo, nel Tirreno è partito lo sciopero dei pescatori, che interessa anche il Lazio, con armatori fermi in porto per i costi di esercizio giudicati insostenibili e uscite in mare che arrivano a costare fino a 1.500 euro.
Lo sconto annunciato da Eni
L’azienda ha comunicato la riduzione del prezzo alla pompa per benzina e gasolio agricolo, oltre che per il carburante destinato alla motopesca, pari al 20% al netto dell’Iva. La validità è fissata fino al 31 ottobre, con la possibilità di un’estensione fino a un anno. L’obiettivo dichiarato è contenere i rincari e sostenere due comparti ritenuti strategici, in una fase in cui il carovita spinge verso l’alto i costi di produzione e di trasporto.
La misura interviene in un contesto di crescente tensione: nonostante il taglio, sul territorio continuano i presìdi e le manifestazioni. Gli operatori chiedono interventi strutturali in grado di dare stabilità ai bilanci aziendali e di schermare il settore dalle speculazioni di mercato, ritenute uno dei principali fattori di volatilità dei prezzi dei carburanti.
Proteste a Torrimpietra e nelle regioni
A Torrimpietra, snodo agricolo alle porte della Capitale, i trattori sono tornati a bloccare le arterie locali. La protesta si è svolta in linea con quanto visto anche in altre aree del Paese, con momenti simbolici come il versamento di latte sull’asfalto e il ricorso a fumogeni e clacson per richiamare l’attenzione pubblica. L’azione dei manifestanti mira a evidenziare i margini sempre più compressi per le imprese agricole, tra l’aumento dei costi energetici e la svalutazione dei prodotti al momento della vendita.
Nel mirino, spiegano gli addetti ai lavori, c’è la distanza tra prezzi alla produzione e prezzi finali, che rende difficile mantenere la continuità aziendale. Lo sconto praticato sui carburanti rappresenta un sollievo temporaneo, ma secondo molti operatori non incide a sufficienza sulla sostenibilità economica complessiva delle filiere.
Sciopero nel Tirreno e costi fuori controllo
Dal 1° ottobre è scattato lo sciopero dei pescatori nel Tirreno, che coinvolge anche gli equipaggi e gli armatori del Lazio. In banchina resta la gran parte dei pescherecci, frenati da spese operative giudicate eccessive, con ogni uscita che, secondo le categorie, può arrivare a costare fino a 1.500 euro. Una cifra che rende antieconomica l’attività quotidiana, comprimendo ulteriormente i margini in un periodo segnato da rincari diffusi.
La protesta in mare si somma a quella sulla terraferma, amplificando l’eco di un malcontento che attraversa più comparti produttivi. Il tratto comune delle rivendicazioni riguarda l’esigenza di misure non episodiche, in grado di dare continuità a imprese e lavoratori e di garantire approvvigionamenti stabili a prezzi sostenibili lungo tutta la catena del valore.
La voce dal presidio
Dal presidio di Torrimpietra arriva il commento di Silvia Benedetti, che sottolinea la natura transitoria del taglio praticato sui carburanti e la necessità di tutele strutturali per gli operatori. Le sue parole, raccolte sul posto, danno il polso della situazione tra gli addetti dei campi e del mare, costretti a misurarsi quotidianamente con un quadro di costi difficile da sostenere.
Silvia Benedetti, dal presidio di Torrimpietra, dichiara: ” Lo sconto di Eni è una minima parte di quello che si potrebbe e si dovrebbe fare, secondo noi. È arrivato tardi, ci è dispiaciuto scoprire che avrebbero potuto farlo anche in altri contesti precedenti. Il gasolio comunque costa tanto senza arrivare ai picchi odierni. E poi ci aspetteremmo non una risposta momentanea come una scadenza temporale, ma ci aspetteremmo una misura di protezione dalle speculazioni del mercato, sia per noi agricoltori e pescatori che per i cittadini. Non possiamo essere in balia delle speculazioni e pensare che si possa avere anche un paese che sta bene così, o che si possa avere una redditività aziendale così, con sempre questa spada di Damocle sulla testa”.
Impatto su Roma e sul Lazio
Per il territorio di Roma e del Lazio, la vertenza ha un rilievo diretto. Le aziende agricole dell’area metropolitana e i pescherecci attivi sul litorale tirrenico regionale vivono la stessa esposizione a un mercato dei carburanti giudicato instabile. In questo quadro, la decisione di Eni viene accolta come un primo passo, ma le categorie chiedono garanzie più solide sul medio periodo, in modo da programmare semine, raccolti e battute di pesca senza l’incertezza legata alle oscillazioni dei prezzi.
L’attenzione resta alta anche sulle ripercussioni per i consumatori. Se i costi di produzione rimangono elevati, spiegano gli operatori, la ricaduta può farsi sentire sui prezzi al dettaglio, con un effetto domino che riguarda l’intera comunità. Da qui l’appello a misure che riducano la volatilità e preservino la redditività aziendale, a beneficio dell’intero sistema economico locale.
Le richieste dal fronte delle categorie
La piattaforma che emerge dalle piazze è orientata a interventi che vadano oltre le scadenze temporanee. Le indicazioni ricorrenti, espresse negli interventi dei manifestanti, puntano a proteggere agricoltori e pescatori dalle speculazioni e a contenere gli effetti del carovita. In questo contesto, lo sconto Eni è percepito come un sollievo immediato ma non risolutivo, utile a tamponare un’emergenza ma non sufficiente a ristabilire condizioni di stabilità nelle attività quotidiane.
In attesa di ulteriori sviluppi, i presìdi proseguono alle porte di Roma e lungo le coste laziali. La mobilitazione rimane improntata alla richiesta di certezze: strumenti capaci di rendere sostenibili i costi senza dover ricorrere a iniziative straordinarie a intervalli ravvicinati. Dentro questo perimetro, la questione del prezzo dei carburanti si conferma il nodo più urgente da sciogliere per riportare la filiera agricola e la motopesca su binari di sostenibilità economica.