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Gasperini, il vino 3-4-3 e la Roma: i paragoni

Dalle colline di Castelnuovo Don Bosco, Gasperini presenta il vino 3-4-3 e parla di Roma: presenza dei Friedkin, sosta, Dybala, Soulé e il caso Koné.

Gasperini, il vino 3-4-3 e la Roma: i paragoni

Immagine generata con AI

Gian Piero Gasperini ha scelto le colline di Cascina Gilli, a Castelnuovo Don Bosco in provincia di Asti, per presentare il suo nuovo vino "3-4-3" e, ai microfoni di Sky Sport, ha affrontato diversi temi legati alla Roma, dal rapporto con i Friedkin alle condizioni dei giocatori, passando per il mercato e uno sguardo sul campionato.

Dalle colline di Asti il lancio di 3-4-3

Nel cuore del Monferrato, il tecnico ha raccontato il legame con il luogo e la genesi della sua etichetta. Parole scandite dalla ricerca di equilibrio tra calcio e vita privata: "Un luogo speciale anche per me. Ho sempre apprezzato la bellezza di queste colline. Ho sempre trovato una sistemazione, un luogo di pace, mi rigenero dalla tensione delle partite. Questo vino è nato così, dal mio percorso di calciatore e allenatore. Una nuova passione entrata in famiglia. Abbiamo pensato a questo nome, al 3-4-3 che è il modulo che mi ha accompagnato per tutta la carriera".

L’abbinamento dei vini ai reparti giallorossi

Durante la presentazione, Gasperini ha proposto un gioco di corrispondenze tra etichette e reparti della Roma, citando anche alcuni protagonisti della rosa: "Il Le More è molto potente come vino, lo abbino al centrocampo che è un reparto forte. Koné? Ci sta. Un Vivace lo do ai calciatori di fascia, Wesley, Lulli, Molina e Rensch. La Fresa può essere l'attacco, parliamo di giocatori importanti come Malen e Dybala. Il Notturno? Un reparto solido, lo diamo ai difensori".

Sosta, allenamenti e gestione delle energie

Sulle attività durante la pausa, il tecnico ha chiarito la scelta di restare al lavoro a ritmi controllati, anche per via dei numeri ridotti: "Non potevamo fare amichevoli, abbiamo avuto un numero ridotto quindi abbiamo pensato di dare continuità al lavoro".

Interrogato sulla lunghezza della sosta e sugli effetti complessivi, ha aggiunto un’analisi più ampia: "Qualche anno fa abbiamo avuto il Mondiale, ma quella era una pausa molto più lunga ed era una competizione come il Mondiale Questa è stata una novità. Non c'è grande soddisfazione in questo, ormai è andata così. Ci penseranno i vertici."

Capitolo gestione della rosa, con riferimento ai cinque cambi e al tema degli infortuni che tocca tutte le squadre: "I cinque cambi aiutano un po'. Quattro vengono fatti in modo significativo, uno è di riserva. Il dispendio energetico è notevole. La gestione per gli allenatori è un po' meno complicata, hai la possibilità di utilizzare al meglio tutta la rosa. Tutte i giocatori hanno la speranza di partecipare a più partite. Lo svantaggio sono gli infortuni, che succedono nel calcio da sempre e non c'è spiegazione scientifica. Si possono allargare le rose però il problema degli infortuni rimane".

Cristante, prudenza sui rientri

Sull’evoluzione del recupero di Cristante, il tecnico ha predicato pazienza e cautela: "Sta recuperando, ci vuole il suo tempo. Non saremo disposti a rischiare niente. L'obiettivo è recuperarlo al meglio anche se dovesse saltare una o due partite in più".

Una stagione da vendemmia sportiva

Gasperini ha ripercorso i tasselli che hanno favorito la crescita del gruppo e il rapporto con la piazza di Roma: "Sono stati tanti piccoli fattori. Il primo è stato trovare un gruppo di giocatori con disponibilità enorme nei miei confronti. Loro arrivavano da un buon finale precedente di stagione, hanno dimostrato voglia e credibilità di cercare un altro tipo di calcio. Il loro entusiasmo è stato fondamentale. Poi c'è sicuramente la fiducia della società e il riuscire a farmi apprezzare da una piazza che mi vedeva come un avversario, c'era un po' di scetticismo. Per me è stato un grande successo riuscire a raccogliere l'apprezzamento dei tifosi della Roma".

Il rapporto con i Friedkin e l’obiettivo Centenario

Fronte societario, il messaggio è chiaro e guarda anche alle ricorrenze storiche del club: "La famiglia Percassi era presente quotidianamente, un rapporto stretto che andava per certi aspetti oltre il lavoro. Con la famiglia Friedkin non succede, ma sento sempre la loro fiducia e il loro sostegno anche se vengono molto poco a Roma. Adesso hanno messo Galantic che sicuramente fa da collegamento un po' più stretto tra la Roma e loro. Rimane chiaro il mio obiettivo che è quello di riuscire a coinvolgergli di più ma non per me, per loro e per i tifosi. Riuscire a portare un po' più di rapporto in vista del Centenario è un obiettivo".

Mourinho e l’affetto di Roma

Alla domanda sull’impatto di José Mourinho nella Capitale, la valutazione è netta e riconosce il legame creato con l’ambiente: "José è speciale. Le persone speciali riescono ad ottenere particolari successi, al di là di quelli del campo dove ha vinto la Conference e ottenuto la finale di Europa League, magari in campionato meno. Lui è stata una persona apprezzata da gran parte della tifoseria, significa che ha qualcosa di speciale".

Soulé, Dybala e Malen tra campo e nazionali

Focus su Soulé, reduce da un avvio brillante e dal debutto con l’Argentina, dopo un’estate dedicata al recupero fisico: "Anche lo scorso anno, nel girone d'andata, è stato straordinario. Poi ha avuto la pubalgia. Si è curato durante l'estate, quando è arrivato logicamente era sovrappeso perché era da tanto tempo fermo. L'inizio di campionato è stato di livello. Ora ha esordito con l'Argentina. Quando i calciatori della Roma vanno in nazionale e giocano è un premio per tutta la squadra".

Sulle condizioni e lo stato d’animo di Dybala e Malen: "Malen doveva recuperare, Dybala si è allenato come sta facendo da luglio. Sono molto contento per Paulo, un ragazzo che quando va in campo sta bene. Lui è nato con il pallone tra i piedi. Il fatto di dover saltare molte partite lo rendeva triste. Adesso è felice, ha entusiasmo, sono bei traguardi".

Koné e il mercato a orologeria

Capitolo Koné, con riferimento all’ipotesi di uscita last minute: "Non potevamo sostituirlo in così poco tempo. Non era fattibile. Il mercato è stato lungo, arrivare a pochissime ore dalla chiusura non c'erano i tempi. Questi trasferimenti portano gli inserimenti di molte persone, non vedo come si potesse fare un'operazione del genere. Personalmente sono contento. Lui avrà modo e lo sta già facendo di aumentare il suo valore".

Lo sguardo alla Serie A e il Como di Fabregas

Tra gli avversari, menzione speciale per il lavoro di Fabregas al Como e una valutazione complessiva sull’equilibrio del torneo: "Del Como apprezziamo tutti l'evoluzione di questa squadra. Per la qualità dei giocatori e del gioco. Il Como è giustamente una delle squadre accreditate e tra le migliori del nostro campionato. Se può vincere lo Scudetto? Tutti riconosciamo che l'Inter sia la più forte, però il Como con tutte le altre se la può giocare".

Messi, un addio che emoziona

Uno sguardo oltre i confini nazionali, con un pensiero per Messi e il futuro dell’Argentina: "Fatico a pensare a un calciatore che ha fatto quello che ha fatto Messi. Dispiace che un giocatore così finisca la carriera, ma c'è anche la soddisfazione di averlo visto giocare, è stato un regalo. Dybala e Molina? Siamo troppo in prossimità di una gara importante. Significava costringerli a fare tante ore di volo".

In questo intreccio tra vino e pallone, resta centrale il richiamo del tecnico alla comunità giallorossa. Un invito alla presenza e al dialogo che guarda al futuro della Roma, con l’obiettivo di consolidare l’unità tra società, squadra e tifosi in una stagione densa di impegni.