Home NOTIZIE ATTUALITÀ Ostia, blitz sui chioschi di Castel Porziano e Capocotta: indaga la procura

Ostia, blitz sui chioschi di Castel Porziano e Capocotta: indaga la procura

Tyrrhenian Sea in the suburbs of Rome. Embankment in the Lido di Ostia. Italy

Chioschi a rischio a Castel Porziano e Capocotta? L’estate 2022 si apre con le spiagge libere del litorale romano sotto la lente della procura capitolina che ha dato mandato alle Fiamme gialle di fare verifiche a tappeto. I chioschi già finiti sotto i riflettori con demolizioni e ridimensionamenti all’epoca della Giunta Marino, tornano alla ribalta. L’obiettivo dell’accusa è accertare l’eventuale occupazione abusiva di demanio pubblico.

Il fascicolo sarebbe stato aperto proprio dopo la presentazione di domanda di autorizzazione per lavori sulle strutture. Richiesta rigettata data la mancanza di definizione sulle competenze sulle spiagge libere della Capitale. In carico tecnicamente agli uffici capitolini dopo che quella lingua di paradiso, a pochi chilometri dal centro di Roma, fu donata al Comune nel 1965 dall’allora Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat. Roma però non rinnova la convenzione dal 2001 ed ora le indagini dovranno chiarire anche questo vuoto amministrativo. Oltre a ricostruire, documenti alla mano, tutti i passaggi che in oltre trent’anni hanno portato alla situazione attuale, i militari avrebbero notificato tre avvisi di garanzia.

I gestori

“A nome dei gestori di Capocotta – dice l’avvocato Francesco Dell’Orso, che difende i gestori riporta il Messaggero – ritengo opportuno precisare che, ad oggi, solo un chiosco è stato oggetto di accertamenti da parte della GdF in relazione ad un’indagine per presunto abuso di ufficio, mentre gli altri riguarderebbero Castel Porziano. Si tratta di un chiosco andato completamente distrutto lo scorso novembre a causa di un incendio. I gestori, in relazione agli obblighi assunti verso l’amministrazione comunale (peraltro garantiti da apposita fidejussione), devono provvedere sia alla manutenzione delle strutture che alla loro reintegrazione in caso di distruzione. I gestori del chiosco andato distrutto, quindi, hanno presentato regolare scia alternativa al permesso di costruire, come previsto dalla legge. Scaduti i 30 giorni senza che il Comune nulla abbia osservato, sono iniziati i lavori di ricostruzione, che hanno ricostituito la stessa identica struttura edificata dal Comune di Roma nel 1999. Nessun abuso edilizio, quindi”.

Quanto agli altri chioschi, “devo precisare – prosegue – che sono rimasti immutati e, quindi, risultano del tutto identici all’originario progetto comunale: nessuna irregolarità sussiste, neanche per ciò che riguarda le superfici di somministrazione”.