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Scuola, stangata per le famiglie: mensa da pagare anche nei periodi a casa

Meno in classe, più tasse. È questo l’assurdo paradigma a cui sono sottoposte le famiglie romane con figli in età scolare: perché se le lezioni in presenza, lo scorso anno, sono state a singhiozzi, fra didattica a distanza e periodi di quarantena, lo stesso non si può dire per i pagamenti richiesti per il servizio mensa.

Eppure la Raggi aveva promesso di rivedere il sistema, considerando che non è stato possibile sfruttare appieno il servizio come in condizioni di normalità. Nei fatti impossibile, però, ricostruire la situazione scuola per scuola, e così arriva la stangata per tutti.

Solo i quindici giorni in zona rossa, nello scorso marzo, sono stati infatti defalcati dalla richiesta di pagamento: per il resto, anche per i periodi passati in Dad, alle famiglie viene accollato il costo del servizio di refezione non usufruito.

E oltre il danno, la beffa: da pagare ci sono anche i primi 15 giorni di settembre, anche se i pasti sono arrivati a tavola soltanto dopo. Mal comune, nessun gaudio questa volta, e così l’associazione presidi di Roma è tornata a scrivere al Campidoglio, chiedendo di cancellare le bollette e quella che viene riconosciuta come una profonda ingiustizia.