Lo sgombero del maxi-stabile di via Tallone a Tor Sapienza ha acceso riflettori e sirene. All’alba, l’azione coordinata da Prefettura e Forze dell’Ordine ha portato all’identificazione di decine di persone, al sequestro di circa 2 chili di droga e a arresti. Ma, come temuto dai residenti, una parte consistente degli occupanti si è dispersa nel quadrante, alimentando il timore di nuove occupazioni e tensioni diffuse nella zona tra Tor Sapienza e La Rustica.
Il presidente del V Municipio, Mauro Caliste, ha descritto la propria reazione con lucidità: «potrei essere felicissimo ma non lo sono». E ha aggiunto: «sono soddisfatto ma non compiutamente». Per Caliste, l’operazione conferma la necessità di un perimetro di contenimento: servono «zone rosse» o aree a presidio rafforzato su tutto il quadrante, perché, una volta sgomberato lo stabile, il rischio è la frammentazione del fenomeno in micro-occupazioni e in insicurezza stradale diffusa.
Numeri alla mano, Caliste ha ricordato che sono state identificate 35 persone, con trasferimenti al vicino centro per l’immigrazione e 2 arresti. Il presidente ha anche sottolineato di aver allertato la Sala Operativa Sociale sin dalle prime ore, constatando che diversi gruppi si erano già sparsi nel verde limitrofo e nelle strade. A complicare il quadro, la rivendicazione social del Ministro Piantedosi sul tema dei rimpatri: «sette cittadini stranieri in CPR per il rimpatrio». Una dichiarazione che, sul piano della percezione locale, pesa poco di fronte ai numeri indicati dai comitati di quartiere.
La voce più allarmata è quella di Cristiano Di Paolo del gruppo Tor Sapienza Sicura, che ha parlato di un passaggio dal degrado al pericolo: «la situazione da oggi è peggiorata drasticamente». E ancora: «ci sarà un presidio H24 su questo stabile ormai vuoto ma non ci hanno dato risposte sulle 700 persone», con la previsione amara: «stanotte succederanno cose ancora più pericolose». Per Di Paolo, urge una risposta politica oltre l’ordinaria amministrazione: «ce le dia Giorgia Meloni».
Al centro del dibattito resta il destino dell’edificio: la proprietà ha ottenuto i permessi di demolizione, ma finché il cantiere non parte, il rischio-ritorno incombe. Caliste lo ribadisce: demolire subito, perché «se sgomberi un edificio, il giorno dopo devi cominciare o la demolizione o i lavori». In caso contrario, si rischia di «buttare soldi» e vanificare l’azione di polizia. Sullo sfondo, il confronto politico si inasprisce: tra chi punta il dito sul Sindaco Gualtieri e chi rimarca la regia ministeriale, l’elettorato vede soprattutto presidi H24 limitati al perimetro del palazzone, ma non alla rete di capannoni e immobili dismessi del quadrante.
La richiesta dei residenti è chiara: più controlli a tappeto, rapida demolizione e una gestione coordinata delle persone sgomberate, per evitare che la dispersione si trasformi in minaccia al decoro e alla sicurezza. Nel frattempo, il clima resta teso anche nei quartieri vicini, a partire da Don Bosco, dove si moltiplicano le fiaccolate per «accendere le luci sul degrado».
La partita è tutt’altro che chiusa: per trasformare un successo operativo in un risultato duraturo, serviranno tempi certi per la demolizione, un piano per i fabbricati abbandonati e un coordinamento interforze che vada oltre il perimetro di via Tallone. Senza questa triade, la «parziale soddisfazione» rischia di diventare l’ennesima occasione mancata.