Sabato 3 ottobre, da Piazzale Flaminio a Ponte Milvio, in bici o a piedi, Roma ricorda Mattia Nicolas Liguori, 17 anni, la cui vita si è interrotta un anno fa su Corso Francia. Una tragedia che ha scosso la città e una famiglia che ha trasformato il dolore in impegno civico, con la madre Martina Liguori e il nonno a promuovere una marcia di consapevolezza, insieme ad attivisti come Loreto Valente e a una rete di associazioni. L’obiettivo è nitido: riportare al centro la sicurezza stradale come diritto di tutti, ben oltre il bollettino dei numeri.
La dinamica è quella tristemente nota sulle grandi arterie urbane: velocità eccessiva (si è parlato di circa 100 km/h), carreggiate ampie, scarsa percezione del rischio per pedoni e ciclisti. Corso Francia non è nuova a incidenti gravi: per questo il corteo punta anche a chiedere misure concrete – autovelox fissi moderni, attraversamenti protetti, segnaletica luminosa, road diet e isole salvagente – per ridurre la velocità effettiva e gli impatti. Non si tratta di “strade contro le auto”, ma di strade che non condannino a morte un errore, come indicano i principi Vision Zero applicati in molte città europee.
La testimonianza di Loreto Valente, che da anni realizza campagne di sensibilizzazione poi adottate anche da Roma Capitale, ricorda un punto essenziale: gli incidenti stradali non sono fatalità, ma esiti di scelte – di chi guida e di chi progetta e gestisce le infrastrutture. In trasmissione, Valente ha citato casi recenti che hanno colpito l’opinione pubblica nazionale, come il piccolo Nicolò a Torino, enfatizzando come limiti e disegni di strada adeguati possano prevenire gli esiti più gravi. Prevenire non significa colpevolizzare, ma progettare per l’errore umano, con margini di salvezza.
Negli ultimi anni la Consulta cittadina per la sicurezza stradale e associazioni come Salva Ciclisti hanno spinto su attraversamenti rialzati, messa in sicurezza di punti neri, interventi di moderazione della velocità. Sono passi avanti, ma la cronaca mostra quanto siano ancora insufficienti. Servono piani coordinati di Zone 30, controlli elettronici h24, revisione delle sezioni stradali troppo generose, manutenzione ordinaria di pavimentazioni e illuminazione e una rete ciclabile continua, ben segnalata e protetta nei nodi più pericolosi.
L’educazione resta decisiva. Le campagne costruite con linguaggi efficaci e veicolate su social parlano ai più giovani e vanno affiancate a percorsi scolastici continuativi su rispetto delle regole, percezione del rischio, guida responsabile di auto, scooter e biciclette. La polizia locale può co-progettare momenti di formazione con scuole e famiglie, mentre i municipi dovrebbero promuovere cammini sicuri-casa scuola e strade scolastiche libere dal traffico nei momenti di entrata e uscita.
La marcia in memoria di Mattia è un atto di comunità: chi ha perso un figlio mantiene viva la sua storia per salvare altre vite. Ma è anche un promemoria per le istituzioni: senza un piano pluriennale, finanziato e trasparente, i progressi resteranno episodici. Per Corso Francia e assi simili (Tangenziale Est, via Cristoforo Colombo, via di Boccea) il pacchetto minimo include: autovelox omologati su rettilinei lunghi, semafori con telecamere per il rosso, strisce larghe e luminose, fermate bus sicure, spartitraffico protetti, segnaletica leggibile e rifrangente. Tutto misurato con indicatori: velocità media, incidentalità, feriti gravi.
Partecipare sabato significa dire che la sicurezza stradale non è un tema di nicchia, ma una priorità di salute pubblica e giustizia. Da Piazzale Flaminio a Ponte Milvio la città camminerà insieme per chiedere strade più giuste. Perché ogni nome – come Mattia Nicolas Liguori – vale più di qualunque statistica.