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Covid, poche risorse e reagenti per il sequenziamento delle varianti

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“La variante indiana ci insegna che dobbiamo migliorare il sequenziamento”. A dirlo è stato pochi giorni fa il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. Obiettivo potenziare il tracciamento, ottenere le sequenze genetiche del virus per controllarne le varianti in circolazione e, soprattutto, verificare la risposta immunitaria dei vaccini sulle nuove varianti.

Il consorzio

In Italia tale compito era stato affidato a un consorzio istituito presso il ministero della Salute il 27 gennaio scorso. Il progetto, però, “non è mai partito”, ha ammesso lo stesso Sileri e ora il Paese rischia di trovarsi in ritardo nel monitoraggio sulla “diffusione sul territorio nazionale di mutanti o varianti virali in grado di sfuggire alla risposta anticorpale evocata dai vaccini”.

Più fondi e seconde dosi

“Conoscere vita, morte e miracoli del nemico per combatterlo”, aveva detto Elena Cattaneo. Ma per il sequenziamento del genoma della variante delta del SarsCov2 servono più persone, mezzi e risorse, in particolare 15 milioni di euro in più.

Non solo sequenziamento, ma anche procedere con le vaccinazioni. L’ultimo studio della Fondazione Gimbe rivela che una singola dose dei vaccini Pfizer e AstraZeneca ha un’efficacia solo del 33% nei confronti della variante Delta, percentuale che sale rispettivamente all’88 e al 60% con il richiamo (l’efficacia del ciclo completo sale al 96% con Pfizer e 92% con AstraZeneca nel prevenire le ospedalizzazioni).