Le comunità psichiatriche chiedono risposte: "Le tariffe sono ferme dal 2009, rischiamo la chiusura"
Ospite in collegamento: Angela D'Agostino, coordinatrice del Gruppo salute mentale di Confcooperative sanità LazioIl tema della salute mentale è innegabilmente diventato più sentito negli ultimi anni, in particolar modo da dopo la pandemia da Covid19. L'isolamento ci ha costretti a fare i conti con le nostre fragilità, con le nostre paure, con i nostri traumi. È diventato più chiaro, dunque, che chiedere aiuto è un bene. Pensiamo al disagio giovanile, o alle famiglie senza assistenza. Insomma, a giocare un ruolo centrale in questo contesto sono chiaramente le comunità terapeutiche.
Le strutture del Lazio, però, si dicono "dimenticate" e hanno deciso di darsi appuntamento per martedì 11 febbraio sotto la sede della Regione Lazio: l'obiettivo è ricordare al presidente Francesco Rocca che sono in attesa da mesi di un cenno, di un cambiamento sostanziale. Era stato aperto, infatti, un tavolo (poi sospeso) per la ridefinizione della tariffe e dell’organizzazione delle strutture (sono 69 quelle del Lazio, suddivise nelle dieci Asl) che si occupano di percorsi terapeutici, riabilitativi e sociali di persone che soffrono di disturbi della salute mentale e delle loro famiglie, così come del disagio psichico negli adolescenti e negli adulti.
La denuncia: "Non c'è dialogo con la Regione"
"Da luglio si è chiuso il dialogo, che durava da un anno, con la Regione, a un passo dalla ridefinizione delle tariffe - spiega Angela D’Agostino -. Per le comunità l’adeguamento tariffario è stato dimenticato, bloccato a 16 anni fa. La Regione ha lasciato sole le strutture che nell’attesa hanno esaurito tutte le risorse umane ed economiche, finanziandosi in proprio, per mantenere un livello qualitativo adeguato di servizi".
Le comunità sono accreditate con il Servizio sanitario regionale in cui i pazienti vengono inviati dalle Asl o da luoghi di cura. Al loro interno lavora personale qualificato, come psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, ma anche infermieri e operatori sociosanitari. Ogni giorno di ricovero del paziente costa circa 1000 €, ma la tariffa che viene rimborsata è di 129 €. "Così si rischia la chiusura" tuona la D'Agostino.
Dalla Regione rispondono che da tempo c’è l’impegno nel settore sanità, in particolare "nella ridefinizione della rete dell’assistenza territoriale, che comprende Rsa, comunità terapeutiche e socioriabilitative psichiatriche, assistenza domiciliare. La Giunta Rocca è impegnata a porre rimedio a una situazione di grave ritardo ereditata dalle giunte precedenti. Si tratta di un lavoro immane che richiede tempo e serietà di approccio".
"L’amministrazione è al lavoro per verificare l’effettivo impatto sui conti regionali, in particolare su quelli della sanità, dell’adeguamento delle tariffe. Il tavolo regionale non si è arenato, ma verrà convocato non appena l’amministrazione avrà ultimato tale lavoro, così da fornire risposte concrete a un problema che gode di enorme attenzione da parte della Giunta" ha concluso la Regione.