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Centrale del Latte di Roma, tra conti in rosso e cda da rifare: occhi puntati al 5 ottobre

Scopri le sfide della Centrale del Latte di Roma tra conti in rosso e governance da rinnovare. Cruciale l'udienza del 5 ottobre e l'assemblea di metà mese.

Centrale del Latte di Roma, tra conti in rosso e cda da rifare: occhi puntati al 5 ottobre

La Centrale del Latte di Roma vive settimane decisive tra i conti in rosso, il consiglio di amministrazione decaduto e la lunga disputa con Parmalat per il 75% delle quote e i dividendi maturati. A metà ottobre è convocata l’assemblea degli azionisti per eleggere il nuovo cda e il presidente, ma prima arriverà un passaggio cruciale: il 5 ottobre è fissata l’udienza, in diversa composizione, davanti alla Corte d’Appello sul contenzioso azionario.

La crisi di governance e l’assemblea di metà ottobre

La società capitolina è entrata in una fase di stallo dopo le dimissioni dei due consiglieri espressi da Finlatte, che hanno determinato, come previsto dallo statuto, la decadenza dell’intero consiglio di amministrazione. La riunione dell’assemblea, calendarizzata per metà ottobre, avrà all’ordine del giorno la presa d’atto della decadenza del cda e la nomina del nuovo consiglio con il relativo presidente. Nel frattempo, secondo quanto emerge, Finlatte punta a evitare il ritorno alla precedente impostazione gestionale, chiedendo un cambio di rotta rispetto alla stagione guidata dal presidente uscente Fabio Massimo Pallottini.

Il contenzioso sulle quote e la data del 5 ottobre

Il fronte legale resta il nodo principale. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della Corte d’Appello del 2022, che disponeva la cessione delle quote di Parmalat a Roma Capitale e la restituzione dei dividendi distribuiti dal 2005 al 2012, pari a oltre 41 milioni di euro, esclusi gli interessi. Dopo la decisione di legittimità, è stata fissata una nuova udienza, in diversa composizione, per il 5 ottobre dinanzi alla Corte d’Appello. Nel frattempo, a gennaio 2026, Parmalat ha scritto a Roma Capitale chiedendo l’immediato trasferimento dei titoli azionari, alla luce degli ultimi sviluppi processuali.

I conti 2025 in perdita e le critiche alla gestione

Sul piano economico, l’ultimo bilancio approvato dai soci, relativo al 2025, ha registrato una perdita di 10,7 milioni di euro. A fine luglio, Finlatte ha trasmesso una lettera al direttore generale Ruberti con cui ha espresso una valutazione nettamente negativa sull’operato del presidente Fabio Massimo Pallottini e sulle scelte commerciali adottate. Contestualmente, la stessa Finlatte ha annunciato le dimissioni congiunte dei propri consiglieri, Niccolò Carandini ed Enrico Scorsolini, provocando, da statuto, la caduta dell’intero cda. È in questo quadro che l’assemblea di metà ottobre sarà chiamata a definire una nuova governance, mentre sullo sfondo resta l’incognita della causa sulle quote.

La replica del presidente Pallottini

Dopo le contestazioni, è arrivata la replica del presidente uscente della Centrale del Latte di Roma, Fabio Massimo Pallottini, che ha affermato: “molto sorpreso dalle dichiarazioni del presidente di Finlatte. In occasione del mio ingresso è stata impostata non da parte mia una governance dell’azienda. Ribadisco, infatti, che io non ho deleghe gestionali, ma sono il Presidente del Consiglio di amministrazione. Ed è proprio con questo CdA, di cui Finlatte era parte fino a luglio, che sono state recepite le scelte gestionali compiute dal management, in un clima di condivisione e di unità d’intenti. In questo contesto di grande difficoltà che si protrae da tempo, ossia dall’uscita di Parmalat le cui condizioni non sono state negoziate dal CdA da me presieduto, io sto continuando a presiedere la Centrale in attesa che si trovi la soluzione al contenzioso per il bene dell’azienda e della città”.

Dal Campidoglio, secondo quanto filtra, non emergono rilievi formali sull’operato del presidente.

Le prossime mosse e l’impatto per Roma e il Lazio

All’orizzonte si profila una doppia scadenza. Da una parte, l’udienza del 5 ottobre potrà chiarire il perimetro giuridico della vertenza tra Roma Capitale e Parmalat, influenzando l’assetto proprietario della società. Dall’altra, la riunione degli azionisti di metà ottobre dovrà ristabilire la governance, individuando un cda in grado di affrontare il risanamento e il rilancio industriale. In entrambe le tappe è centrale la salvaguardia del marchio cittadino, della filiera del latte del territorio e dei livelli occupazionali, elementi che rendono la vicenda particolarmente rilevante per Roma e per il tessuto economico del Lazio.

Resta dunque un quadro complesso, nel quale l’esito del procedimento in Corte d’Appello potrebbe incidere direttamente sull’assemblea dei soci e sulle scelte gestionali successive. In attesa delle decisioni, l’attenzione resta alta su una realtà storica della città, che cerca una traiettoria credibile di stabilità finanziaria e continuità produttiva.