Ricerca nel Sito

Ordigni bellici nascosti sotto il letto: scoperta shock a Campoli Appennino, "Solo un accumulatore seriale"

Campoli Appennino, sequestrati reperti bellici. L’avvocato di Gaspare Del Proposto esclude matrici eversive: «Nessun terrorista, è un accumulatore».

Ordigni bellici nascosti sotto il letto: scoperta shock a Campoli Appennino, "Solo un accumulatore seriale"

Campoli Appennino torna al centro della cronaca per il maxi sequestro di un presunto arsenale di reperti bellici risalenti alla Seconda guerra mondiale. L’indagato, il 55enne Gaspare Del Proposto, è ai domiciliari. Alla vigilia dell’udienza di convalida, il suo difensore, l’avvocato Antonio Carugno, respinge ogni ipotesi eversiva: «Nessun terrorista. Del Proposto è un accumulatore seriale».

Le contestazioni e il quadro investigativo

Secondo quanto contestato dalla Procura, l’imputazione non si limita alla detenzione di materiale esplodente e armi (Art. 2 della legge sulle armi), ma comprende anche la presunta fabbricazione o cessione illegale di munizionamento da guerra (Art. 1). Il sequestro riguarda oltre mille tra munizioni e ordigni riconducibili al secondo conflitto mondiale, rinvenuti nell’abitazione e nelle pertinenze dell’uomo a Campoli Appennino.

La difesa, tuttavia, esclude qualsiasi «matrice eversiva o criminale», indicando una condotta prolungata nel tempo, di natura compulsiva e collezionistica, e non finalizzata all’uso del materiale.

La posizione della difesa

In un colloquio con la stampa locale, l’avvocato Antonio Carugno ribadisce la natura non offensiva dell’accumulo. «Si tratta di un collezionista che ha raccolto questi oggetti nel corso degli anni, anche nei decenni», spiega il legale. L’impostazione mira a inquadrare la vicenda nel perimetro dell’hobby degenerato, lontano da intenti illeciti, e a far emergere l’assenza di qualsiasi progettualità d’uso. La linea è coerente con la sintesi espressa dalla stessa difesa: «Reperti storici cercati nei boschi col metal detector».

Carugno aggiunge dettagli sui luoghi e sui metodi della raccolta: «Sfruttando un metal detector, ha setacciato per lungo tempo i luoghi storici dei combattimenti del secondo conflitto mondiale, in particolare la zona del Monte Cairo e del Cassinate. Ha messo da parte un’enorme quantità di reperti pericolosi, proprio come farebbe un accumulatore seriale, ma senza mai la volontà o l’intenzione di utilizzare quel materiale».

Dalla scintilla dell’incendio all’intervento dei soccorsi

A innescare gli accertamenti è stato un principio d’incendio nel garage dell’indagato. In quella circostanza, secondo il legale, Del Proposto non avrebbe cercato di occultare alcunché, né di sottrarsi ai controlli. Al contrario, avrebbe collaborato fin da subito con i Vigili del Fuoco e, a seguire, con i Carabinieri, facilitando le operazioni di messa in sicurezza e il sequestro del materiale rinvenuto.

Il quadro delineato dalla difesa punta dunque a valorizzare la piena cooperazione mostrata fin dai primi istanti, elemento che verrà proposto al giudice come indice di buona fede e di assenza di pericolo attuale.

Un’attività solitaria nei luoghi del fronte

Dalle parole del difensore emerge la figura di un uomo che avrebbe agito in modo del tutto isolato. Del Proposto, sottolinea l’avvocato, vive solo, non è sposato e non ha figli; i rapporti con il fratello, residente nel Nord Italia, sarebbero sporadici. In questo contesto, la lunga attività di ricerca con metal detector tra Monte Cairo e territorio cassinate verrebbe collocata in un ambito personale e compulsivo, privo di reti o connessioni con terzi.

Una lettura che, se confermata, circoscriverebbe i fatti a una condotta individuale, pur connotata da grave imprudenza, stante l’elevata pericolosità del materiale accumulato e custodito.

Verso l’udienza di convalida

Del Proposto ha già ammesso il possesso del materiale e, riferisce il difensore, appare provato dal peso di quanto accaduto. «L’ho trovato molto giù e profondamente dispiaciuto», aggiunge Carugno, che descrive un quadro psicologico segnato dalla presa di coscienza delle conseguenze potenzialmente drammatiche. «Ha preso piena cognizione della gravità delle sue azioni e del pericolo a cui ha esposto se stesso e l’intera comunità di Campoli Appennino. Fortuna ha voluto che non si siano verificati danni a persone».

All’udienza, la difesa punterà sulla collaborazione dell’indagato e sulla natura non offensiva della condotta, chiedendo una attenuazione della misura cautelare rispetto ai domiciliari. Il tutto, ribadisce il legale, nel perimetro di una vicenda che nasce dall’ossessione per i reperti storici e non da propositi di violenza o destabilizzazione.