Ricerca nel Sito

Decreto Sicurezza, pene più severe per chi manifesta: è negato il dissenso? (VIDEO)

Decreto Sicurezza, pene più severe per chi manifesta: è negato il dissenso? (VIDEO)

Una delle misure più contestate nella storia della politica è il decreto sicurezza varato dal governo. Nel commentarla, qualche politico si è addirittura spinto ad un paradosso: con le nuove norme, anche il leader della protesta nonviolenta Gandhi finirebbe in carcere. Premesso che il padre dell'indipendenza indiana fu veramente arrestato durante la marcia del sale del 1930, la dichiarazione racchiude i timori e le accuse di chi ritiene che ogni corteo possa potenzialmente giustificare della forza pubblica con arresti e processi connessi.

Decreto sicurezza, norma anti Gandhi

Per comprendere bene quello che sta accadendo, basti pensare che anche una protesta in carcere può diventare reato. Un pacifico sit-in di studenti di fronte ad una scuola che, però, fermi il traffico può diventare reato. Quella che fino ad ora è stata chiamata come libera manifestazione di dissenso potrebbe andare in direzione del reato penale.

La regola è pene più severe per chi manifestando provoca disagio agli altri cittadini o si macchia di reati più gravi: dentro ci finiscono gli episodi di eversione e terrorismo, ma anche cortei sindacali o studenteschi e infine i blocchi stradali o ferroviari di chi con il proprio corpo occupa una strada o i binari.

Viene chiama norma anti Gandhi, le opposizioni l’hanno ribattezzata così in nome del concetto di tutela della lotta di resistenza non violenta. Molti politici non hanno esitato a commentare che con questa norma Gandhi e Pannella finirebbero in carcere e trattati allo stesso modo di violenti criminali.

Fino a prima del decreto, tutti gli episodi di manifestazioni che provocavano disagio agli altri, venivano puniti con sanzioni amministrative. Ora, con il processo penale, si rischiano condanne che possono andare da sei mesi a due anni. La norma, infatti, approvata da due commissioni, prevede fino a due anni di carcere per chi blocca il traffico. Il pericolo è che, come gridano associazioni e opposizioni, si crei un effetto deterrente su quello che è l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali delle persone.

Appuntamento al Tribunale di Roma per Baggio

E così finiscono sotto i riflettori proteste come quella di Ultima Generazione che rischiano, per le modalità, di avere gravi ripercussioni. A Roma, per esempio, ci sarà il 14 ottobre presso il Tribunale di Roma, la decisione di accogliere o meno la richiesta della questura di assegnare a Giacomo Baggio, membro di Ultima Generazione, la sorveglianza speciale. È una delle richieste più dure in assoluto, è il tipo di sorveglianza che più limita la libertà personale.