Una sperimentazione su larga scala condotta al Centro Ricerche ENEA Casaccia a Roma ha mostrato un drastico calo della capacità riproduttiva della zanzara tigre. Grazie alla Tecnica del Maschio Incompatibile (IIT) sviluppata da ENEA, in collaborazione con Google LLC (progetto Debug) e Sapienza Università di Roma, la prima fase del programma ha evidenziato una riduzione significativa del numero e della fertilità delle uova, fino ad abbattere le capacità della specie di produrre uova fertili destinate a superare l’inverno dell’88% rispetto al controllo.
Piattaforma IIT testata al Centro Enea Casaccia
Si tratta del primo test europeo su ampia scala di una piattaforma italiana per l’applicazione della IIT, basata sulla simbiosi tra zanzare e il batterio innocuo Wolbachia. Il principio è semplice e mirato: vengono rilasciati grandi numeri di maschi incompatibili che, accoppiandosi con femmine selvatiche, generano uova sterili. In questo modo la popolazione bersaglio riduce progressivamente la propria capacità di riprodursi, con un approccio altamente specifico e non chimico.
“Questo approccio, applicato esclusivamente alla zanzara tigre, offre un’alternativa concreta all’uso massiccio di insetticidi chimici. Il risultato osservato è particolarmente rilevante perché ridurre in modo stabile la presenza di zanzare in grado di veicolare virus pericolosi significa rafforzare la prevenzione sanitaria, in particolare nei contesti urbani e periurbani più esposti e ci si aspetta che la ripresa delle attività nel 2026 amplifichi ancora di più questo effetto positivo”, ha dichiarato Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 dell’ENEA. “Inoltre, agendo sulla dinamica della popolazione nel tempo, vengono poste le basi per un controllo più duraturo, efficace e sostenibile delle popolazioni, mantenendole costantemente al di sotto delle soglie di rischio epidemiologico”.
I risultati del monitoraggio 2025 a Roma
Tra fine luglio e fine ottobre 2025, all’interno dei 53 ettari del campus ENEA, sono stati rilasciati circa 1,6 milioni di maschi incompatibili di Aedes albopictus. Il monitoraggio con ovitrappole e trappole per adulti ha confrontato l’area trattata con l’anno precedente e con un’area di controllo seguita dalla Sapienza Università di Roma. Nell’area ENEA trattata, la soglia di attenzione di 100 uova per trappola è stata superata solo in 2 campionamenti su 16, contro 12 su 16 nell’area di controllo della Sapienza e 14 su 16 nell’ENEA 2024. Alla riduzione del numero di uova si è aggiunta una marcata caduta della loro fertilità, con valori prossimi allo zero nella fase finale della stagione, nonostante un rapporto medio tra maschi incompatibili e maschi selvatici non elevato (1,7:1). Il programma prosegue nel 2026, con rilasci anticipati e dosaggi incrementati e, se necessario, con integrazioni compatibili come rimozione dei focolai larvali e supporto di trattamenti larvicidi.
“Il progetto si inserisce in una visione più ampia che considera il controllo biologico dei vettori come parte integrante delle strategie di transizione ecologica, di adattamento ai cambiamenti climatici e di rigenerazione urbana”, ha dichiarato Maurizio Calvitti, ricercatore della Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili dell’ENEA. “In questa prospettiva, il Centro ENEA Casaccia rappresenta un modello pilota di particolare valore per la trasferibilità della metodologia ad altri contesti operativi, sia in Italia sia a livello internazionale, un esempio concreto di come innovazione scientifica, sostenibilità e gestione del territorio possano convergere verso obiettivi comuni di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici”, ha concluso.
Come funziona la IIT e i vantaggi per la salute pubblica
La presenza di Wolbachia, batterio già diffuso in natura, rende sterili le uova deposte da femmine prive del batterio quando si accoppiano con maschi che lo ospitano. ENEA ha ottenuto una linea di zanzara tigre con un ceppo alternativo di Wolbachia, già comune nella zanzara domestica, che consente l’incompatibilità riproduttiva. I maschi non pungono e ricercano solo femmine della propria specie, garantendo un’azione selettiva e sicura. Questa strategia è oggi impiegata operativamente in diverse aree del mondo ed è raccomandata dalla WHO come opzione efficace e sicura, con ricadute coerenti con gli obiettivi di sostenibilità ambientale e prevenzione sanitaria nei contesti urbani.
