Nella Sala Regia di Palazzo dei Priori a Viterbo è stato firmato il protocollo d'intesa che collega il tratto viterbese della Via Francigena con il Cammino di Bonaria. L'intesa mette in rete due direttrici storiche del pellegrinaggio con l'obiettivo di valorizzare il territorio attraverso il turismo lento, generando ricadute culturali ed economiche per le comunità coinvolte. In città anche una rappresentanza dei sindaci sardi del tracciato, presente per assistere al trasporto della Macchina di Santa Rosa.
La firma a Viterbo
Da un lato il percorso che attraversa la Tuscia verso Roma, ricco di paesaggi e testimonianze archeologiche, dall’altro l’itinerario sardo che unisce Olbia al santuario cagliaritano lungo 353 chilometri e trenta comuni dell’entroterra. La sindaca Chiara Frontini ha fissato la prospettiva: "Investire sul turismo lento è investire su un turismo di qualità, consapevole e culturale. Si entra nel vivo delle comunità che attraversano. Viaggiatori ma non turisti. Oggi è la fine di un percorso organizzativo e l'inizio di un viaggio comune".
Una strategia condivisa
Il progetto punta a una promozione coordinata nei circuiti continentali. Alessandro Romoli, presidente della Provincia, ha sottolineato il legame con il tessuto locale: "i percorsi di fede sono una matrice della Tuscia e questo accordo con Bonaria ha un valore anche per la forte presenza sarda nella popolazione della provincia".
Dalla Sardegna alla Tuscia
Per la Regione Sardegna, l’assessore Sebastian Cocco ha evidenziato la portata dell’iniziativa: "Un'iniziativa che ha coinvolto tutta la Sardegna, questo per testimoniare che l'atto che facciamo oggi è un investimento. Il cammino rappresenta l'elogio della lentezza, ed è vero, facendo cammini cambia la percezione del tempo, dello spazio. Trovo in questo evento di oggi due elementi, San Pellegrino che porta con sé il senso della missione del cammino e Bonaria che da noi è invocato per approdare in luoghi sicuri, quindi unisce terra e mare. Confermo la volontà della regione Sardegna di essere presente, non solo nella diffusione del dialogo di diversi cammini, ma nel favorire il vivere diversi cammini".
Radici, percorsi e numeri
Il presidente dell’associazione Cammino di Bonaria, Antonello Menne, ha ricordato la genesi del tracciato: "Noi abbiamo un vizio, teniamo memoria scritta di quello che diciamo, e quando abbiamo avviato il progetto del cammino cinque anni fa abbiamo siglato un documento in cui abbiamo scritto di voler promuovere il cammino di Bonaria ispirandoci alla via Francigena. Siamo quindi soddisfatti, tipo allievi accolti nella casa del maestro. Abbiamo studiato la via Francigena, e abbiamo costruito e individuato la porta del cammino di Bonaria a Olbia, che guarda all'Italia, all'Europa. Sono 353 chilometri che attraversano trenta comuni della Sardegna, un cammino religioso e prima di tutto aperto a chi non ha fede, a chi la sta cercando, a chi vuole mettersi in discussione".
Francesco Ferrari, presidente dell’Associazione europea Vie Francigene, ha illustrato l’impatto del movimento: "La nostra associazione nasce nel 2001 ed era costituita da 36 comuni, oggi siamo 288 soci in tutta Europa, un lavoro importante partendo dal chilometro zero di Canterbury per arrivare a Roma e ora a Santa Maria di Leuca, tremila chilometri. L'anno scorso cinquantacinque nazioni hanno camminato lungo la via Francigena, e questo sta diventando motivo di portare su questi territori circuiti turistici unici, di turismo lento, religioso e che porta economia".