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Via dei Giubbonari: riapre la storica sezione del Pci

Via dei Giubbonari: riapre la storica sezione del Pci

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Il 4 giugno, anniversario della Liberazione di Roma, riaprono i locali di via dei Giubbonari 38, la più antica sezione romana del Partito comunista italiano. Lo spazio viene restituito alla città come aula studio dedicata ai giovani, con un’inaugurazione alla quale è prevista la partecipazione del sindaco Roberto Gualtieri. L’intervento consegna nuovamente alla comunità un luogo identitario nel cuore del I Municipio.

Un presidio storico restituito alla città

La sede, intitolata al partigiano Guido Rattoppatore, uno dei martiri di Forte Bravetta nato proprio nel I Municipio, sorge lungo la strada che collega largo di Torre Argentina a Campo de’ Fiori. Tra il 1947 e il 1991 ha ospitato figure centrali del Pci: da Palmiro Togliatti a Pietro Ingrao, passando per Giorgio Amendola e Giorgio Napolitano, fino ad Achille Occhetto, ultimo segretario prima dello scioglimento del partito nel 1991 in favore del Pds. La riapertura riconsegna al rione un riferimento tra memoria e identità.

Servizi per studenti e attività culturali

L’aula studio sarà gestita da Zetema dal lunedì al venerdì, con orario 10-18. Oltre allo studio, i locali accoglieranno presentazioni di libri, incontri pubblici, proiezioni e iniziative culturali, coinvolgendo le realtà che curano la memoria della Resistenza romana. Al piano inferiore è previsto un archivio dedicato ai principali fatti storici dei nove mesi dell’occupazione nazifascista e all’attivismo delle madri costituenti.

Investimento e voci dall’amministrazione

«La ristrutturazione è costata 188mila euro – ha detto l’assessore capitolino alla Cultura, Massimiliano Smeriglio –. La Resistenza è stata un fatto di popolo, che all’epoca viveva ancora nel centro storico, e per noi riaprire questa sede e rimetterla a disposizione della cittadinanza era un obiettivo perché è stata un punto di riferimento importante per un rione denso di abitanti».

Al sopralluogo ha partecipato anche l’assessore comunale al Patrimonio e alle Politiche abitative, Tobia Zevi, che ha sottolineato: «La scelta più semplice sarebbe stata quella di trasformarlo in un negozio per ricavarne un canone, ma abbiamo preferito ascoltare la forte richiesta del tessuto associativo di renderlo un luogo di memoria e identità».