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Ufficio immigrazione di via Patini: file e denunce sulle attese

Ufficio immigrazione di via Patini: file e denunce sulle attese

via patini

Disagi e code prolungate all’Ufficio immigrazione di via Patini, a Roma, dove da giorni molte persone restano in fila, anche per più settimane, per presentare domande di permesso di soggiorno e di asilo. La situazione è al centro delle segnalazioni di associazioni e forze civiche, che chiedono interventi strutturali e condizioni di attesa dignitose.

La situazione in via Patini

Di fronte all’ingresso, la pressione delle richieste ha generato affollamenti e attese all’aperto. A descrivere il quadro è Domenico Colucci, Segretario di Radicali Roma, che riferisce: “Un centinaio di persone sedute per terra e ammassate l’una all’altra, aiutate solo delle cooperative che portavano loro beni di prima necessità e mantenevano l’ordine. Un lavoro per cui dobbiamo solamente dire grazie”.

Colucci aggiunge una valutazione severa sul sistema: “Siamo davanti all’ennesima riprova di quello che è il sistema di gestione dell’immigrazione all’italiana: lasciare indietro e in condizioni di marginalità persone che hanno il diritto di stare nel nostro Paese, salvo poi incolparle del degrado nelle aree urbane e nelle periferie”.

Gli interventi e le attese

Secondo la Vicesegretaria di + Europa Antonella Soldo, un primo passo è arrivato con il rafforzamento degli organici: “Lo scorso 13 marzo è stato incrementato il personale per smaltire questo grande numero di richieste. Effettivamente qualcosa è cambiato, le file non sono più chilometriche, ma finché ci sarà anche una sola persona costretta ad attendere due settimane per richiedere un permesso di soggiorno non potremo che definire questo stato delle cose come disumano”.

Il monitoraggio della situazione

Le realtà civiche annunciano che continueranno a seguire gli sviluppi, mantenendo alta l’attenzione sulla tutela dei diritti e sulla gestione delle attese. Soldo conclude: “Noi continueremo a monitorare questa situazione e a tenere alta l’attenzione, perché non è possibile, in un Paese civile, lasciare per giorni e notti sotto il sole cocente o sotto la pioggia delle persone che stanno semplicemente esercitando un loro diritto”.