Non c'è pace per il turismo della Capitale. Dopo due anni di perdite dovute all'emergenza sanitaria, con l'ultima ferita inferta dalla variante Omicron capace di svuotare gli alberghi sotto Natale, ora che ad avvicinarsi è la Pasqua la musica purtroppo non cambia. Perché a spaventare i turisti americani, arabi e asiatici, in buona sostanza quelli che a Roma, mediamente, spendono di più, questa volta è la guerra in Ucraina. Una stagione che secondo Federalberghi è già drammaticamente saltata, con una stima di mezzo miliardo di perdite. Basti pensare che in questo periodo, in tempi normali, le prenotazioni per pernottare nella capitale viaggiano spedite: il periodo pasquale vale di solito per gli alberghi romani circa un quarto del fatturato annuale, denaro che quest'anno non arriverà. E con i venti di guerra il rischio è di perdere anche i turisti europei, potendo contare solo sul poco remunerativo mercato interno. Ad oggi, nella Capitale sono operativi circa 500 hotel su 1200, e dopo diversi licenziamenti e chiusure il quadro potrebbe presto peggiorare. Così, in attesa di possibili ammortizzatori e ristori, gli albergatori si arrangiano, offrendo qualcos'altro a chi resta, ovvero i turisti romani, potenziando la ristorazione e gli aperitivi.