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Tumore ovarico: 5.400 nuovi casi l'anno, da Roma l'appello per l'accesso alle nuove terapie

Tumore ovarico: 5.400 nuovi casi l'anno, da Roma l'appello per l'accesso alle nuove terapie

medico.free.pixabay

In Italia il tumore ovarico conta oltre 5.400 nuovi casi ogni anno e, al momento della prima diagnosi, 8 donne su 10 presentano una malattia in fase avanzata. La terapia standard prevede un intervento chirurgico seguito da chemioterapia a base di platino, con una sopravvivenza a 5 anni intorno al 43% nei tumori epiteliali maligni. Negli ultimi dieci anni i tassi di mortalità sono in calo grazie a trattamenti più efficaci, mentre oltre 52mila donne convivono oggi con questa diagnosi.

Il quadro in Italia

La recidiva platino-resistente (Proc) resta una delle criticità principali: storicamente le opzioni si sono limitate alla chemioterapia, con benefici modesti sulla sopravvivenza e possibili effetti collaterali rilevanti. L’evoluzione della ricerca ha aperto la strada a strategie mirate che puntano su biomarcatori specifici, offrendo nuove opportunità terapeutiche alle pazienti più fragili.

Ricerca e prospettive terapeutiche

La comunità scientifica guarda agli anticorpi farmaco-coniugati diretti contro il recettore dei folati (FRα), biomarcatore presente in un segmento consistente di pazienti. In questo contesto, mirvetuximab soravtansine, autorizzato a livello europeo a fine 2024, ha mostrato un impatto clinico significativo nel rallentare la progressione e nell’aumentare la sopravvivenza globale, con un profilo di tossicità differente rispetto alla chemioterapia tradizionale.

“Il recente arrivo degli anticorpi farmaco-coniugati rappresenta una svolta importante - aggiunge Anna Fagotti, direttrice Uoc Carcinoma ovarico della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma - Sono terapie che devono essere al più presto rese disponibili ed effettivamente fruibili in Italia. In particolare, sono necessarie alle pazienti che risultano resistenti alla chemioterapia a base di platino. Mirvetuximab soravtansine è stato autorizzato a livello europeo a fine del 2024. Ha dimostrato di migliorare la prognosi in quanto ritarda la progressione della malattia, aumenta la sopravvivenza globale con un diverso profilo di tossicità rispetto ai trattamenti tradizionali. Indispensabile per il ricorso alla terapia è stata l'identi­ficazione di un nuovo biomarcatore, il recettore dei folati (FRα). Si calcola sia overespresso in circa 50% di tutte le pazienti. Ora si rende necessario un cambio di paradigma, nella presa in carico di questo specifico setting, in modo da consentire un accesso equo a tutte le opzioni di trattamento disponibili”.

Il confronto a Sorrento

A Sorrento si svolge “FOLight - Discovering new frontiers in ovarian cancer”, evento scientifico promosso da AbbVie che, per due giorni, riunisce oncologi, ginecologi, anatomopatologi, oftalmologi e altri professionisti. L’obiettivo è condividere le più recenti evidenze e delineare percorsi che assicurino rapida disponibilità e accesso alle innovazioni terapeutiche per le pazienti, incluse quelle platino-resistenti.