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Tumore al polmone: a Roma terapie anticipate riducono le recidive

Tumore al polmone: a Roma terapie anticipate riducono le recidive

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Roma ospita il confronto che segna una svolta nelle cure del tumore al polmone. All’Istituto nazionale Tumori Regina Elena (Ire), durante il 5th International summit on lung cancer del 9 e 10 maggio, gli esperti hanno evidenziato come l’immunoterapia somministrata prima dell’intervento possa ridurre di circa il 30–40% il rischio di recidiva e far crescere la probabilità di risposta completa da circa il 2% a oltre il 20%, portando i pazienti al bisturi con un tumore già “spento”. “Un cambio di prospettiva che può fare la differenza in una malattia ancora tra le più diffuse e letali” spiegano dall’istituto.

La strategia di cura si definisce prima del bisturi

Gli specialisti riuniti a Roma hanno rimarcato il superamento dell’approccio tradizionale, in cui la chirurgia rappresentava l’avvio del percorso. “Oggi non è più una scelta automatica. La strategia si costruisce prima. Si studia il tumore, si leggono le sue caratteristiche molecolari, si decide se iniziare con immunoterapia, terapie target o combinazioni. Solo dopo si sceglie se e come operare. La chirurgia resta centrale, ma oggi è parte di un percorso multidisciplinare costruito fin dall’inizio”. In Italia nel 2025 sono stati diagnosticati 27.100 nuovi casi tra gli uomini e 16.400 tra le donne; nel 2022 i decessi stimati sono stati 35.700, secondo i dati Airtum.

Monitoraggio avanzato e medicina di precisione

Nel nuovo scenario assumono rilievo strumenti di monitoraggio come la biopsia liquida, capace di rilevare il Dna tumorale nel sangue e di segnalare la malattia minima residua, pur non essendo ancora standard per tutti i pazienti. “Oggi non basta più intervenire localmente - spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia medica 2 dell’istituto Regina Elena e membro dello scientific board del Summit. - Dobbiamo trattare la malattia come sistemica fin dall’inizio. È questo che aumenta la probabilità di guarigione. “La direzione è arrivare a un controllo sempre più preciso e personalizzato - sottolinea Cappuzzo. - Capire in anticipo se la malattia sta tornando significa poter intervenire prima, e meglio”.

Dati integrati e valore per la comunità clinica

Tra i temi chiave del Summit anche biomarcatori, nuovi farmaci e intelligenza artificiale per supportare diagnosi e scelte terapeutiche. “La vera innovazione oggi è integrare dati clinici, molecolari e tecnologici per prendere decisioni sempre più precise - sottolinea Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’istituto. - Non trattiamo più tumori uguali per tutti, ma malattie diverse in persone diverse. Questo cambia radicalmente l’efficacia delle cure”. Il valore dell’incontro a Roma è stato rimarcato anche a livello organizzativo: "Ifo costruisce comunità scientifiche - evidenzia il direttore generale Livio De Angelis. - Crea occasioni in cui le innovazioni mediche circolano velocemente tra chi le sperimenta e chi le applica. Il Summit è stato esattamente questo: un formidabile strumento di lavoro atto a trasferire l'innovazione nella pratica clinica, a vantaggio dei pazienti".