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Tare: "Per la Lazio ho rischiato la vita. Lotito? Una grande mente"

Tare: "Per la Lazio ho rischiato la vita. Lotito? Una grande mente"

maglia lazio 2023 2024

Una vita in biancoceleste, prima da calciatore poi da dirigente. Ala fine la storia d’amore tra la Lazio e Igli Tare è finita questa estate. Senza veleni, con qualche attrito fisiologico, ora con la voglia di raccontarsi. L’ex diesse della Lazio si è raccontato in una lunga intervista esclusiva al Corriere dello Sport, durante la quale ha parlato di quasi tutto.

A partire da Lotito, con cui ha collaborato in una veste e poi nell’altra per 18 lunghi anni: “Lotito è una grande mente, ha una determinazione e una forza di volontà pazzesche. Sono il suo pregio, ma anche il maggior difetto. Io gli sono grato per tutte le cose che ho imparato.”

Tare, la Lazio è il mio orgoglio

tare lotito

Tare non dimentica la Lazio, impossibile farlo. Ha fatto parte della sua vita per troppo tempo, tra alti e bassi. Il dirigente albanese lo racconta così: “Questa lunga storia è il mio orgoglio. Alla Lazio ho dato tutto me stesso, per lei ho addirittura rischiato la vita. Ho avuto grossi problemi di salute, anni fa. I medici mi suggerirono di allontanarmi, di pensare a me stesso e a salvare la pelle”.

L’addio alla Lazio

Sull’addio alla Lazio, Tare al Corriere dello Sport dichiara: "Mia scelta, di Lotito, che importa? Hanno detto che mi aveva mandato via, bugie. Io ho preso la decisione e lui l’ha condivisa, gli andava bene di cambiare percorso, interlocutore e fare altro. Un anno fa, a inizio stagione, gli anticipai che a giugno avrei chiuso, che quella appena cominciata sarebbe stata l’ultima. Chiesi solo di uscire con onore, con dignità. Così è stato. Come per un matrimonio che si consuma naturalmente”.

Su Sarri

Tare commenta poi le voci sullo scontro che lo avrebbe visto contrapposto a Sarri sul fronte mercato: “Niente di più falso. Sarri non è mai stato un problema, ma una soluzione. Il suo carattere non era una novità. Mi ero informato prima di prenderlo, sapevo tanto e volevo che fosse lui ad allenare la Lazio. Prima della penultima partita dello scorso campionato, a Empoli, volle parlarmi. Siamo stati insieme tre, quattro ore. Ha usato parole di miele, di cuore, spero, mi ha riconosciuto un sacco di meriti”.