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Strutture ricettive a Roma, solo in poche hanno il Cin

Strutture ricettive a Roma, solo in poche hanno il Cin

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A Roma e provincia, circa due su dieci strutture ricettive non ottemperano agli obblighi del Codice Identificativo Nazionale (CIN), il nuovo requisito introdotto a gennaio. Questo codice deve essere esposto esternamente dalle strutture e incluso in tutti gli annunci online. Su un totale di 54.000 alloggi registrati, solo il 81,34%, corrispondente a 44.159 strutture, risulta in regola. Questo dato posiziona la capitale al di sotto della media italiana e di altre grandi città metropolitane, come Napoli e Palermo, sollevando preoccupazioni sulla trasparenza del mercato degli affitti brevi e sulla tutela dei consumatori in un settore turistico strategico.

Analisi del Cin nel Lazio e a Roma

A distanza di oltre otto mesi dalla sua piena operatività, il Codice Identificativo Nazionale (CIN) mostra un'applicazione non uniforme nel territorio romano. Nella provincia di Roma, quasi il 20% delle strutture ricettive non ha ancora ottenuto o regolarizzato il codice, obbligatorio per tutte le tipologie di alloggio, dai bed & breakfast agli hotel, dagli affitti brevi alle case vacanza. Il ministero del Turismo ha fornito dati precisi che mostrano una situazione di non conformità nel Lazio.

A livello regionale, su un totale di 66.139 strutture, il tasso di regolarizzazione con il CIN si attesta all'81,82%, corrispondente a 54.114 unità (di cui 2.201 ancora in fase di verifica amministrativa). La provincia di Roma, con le sue 54.000 strutture registrate, costituisce la maggioranza dell'offerta ricettiva regionale. Tuttavia, il suo tasso di adempienza, pari all'81,34%, risulta inferiore alla media nazionale, che si posiziona all'88,61%.

Questo posizionamento la pone al di sotto di città come Napoli (94,09%) e Palermo (91,25%), e addirittura inferiore a province del Sud Italia come Vibo Valentia (92,37%) e Reggio Calabria (90,79%). Il divario con Milano (84,22%) risulta più contenuto, ma il capoluogo lombardo mantiene una maggiore adempienza. La provincia più virtuosa a livello nazionale risulta Matera, con il 98,33% delle strutture in regola.

Scopo del Cin, sanzioni e strumenti

Il Codice Identificativo Nazionale (CIN) serve a vari scopi strategici. Il suo obiettivo principale consiste nell'accrescere la trasparenza del mercato turistico, combattere le attività illecite e garantire una maggiore tutela dei diritti dei consumatori. Le strutture ricettive hanno l'obbligo di esporre il codice in modo visibile all'esterno e di includerlo in tutte le piattaforme di prenotazione online e nelle campagne pubblicitarie. Le sanzioni previste per la mancata osservanza di questa normativa sono significative.

I titolari di strutture che operano senza il CIN rischiano multe che variano da 800 a 8.000 euro. Per coloro che possiedono il codice ma non lo espongono all'esterno della struttura, la sanzione oscilla tra 500 e 5.000 euro. Lo stesso importo si applica ai portali telematici che non includono il codice in ogni annuncio pubblicato, estendendo la responsabilità anche agli intermediari digitali. Il CIN costituisce un elemento fondamentale della Banca Dati Nazionale delle Strutture Ricettive (BDSR), un sistema informatico sviluppato per coordinare e organizzare le informazioni sulle strutture ricettive. Questo database contribuisce attivamente a contrastare l'abusivismo e la gestione illegale, promuovendo la legalità e la regolarizzazione del settore.

La realizzazione della BDSR è stata affidata ad Almaviva, un'azienda leader nell'innovazione digitale. Il suo Deputy Ceo, Antonio Amati, ha sottolineato che l'innovazione digitale è uno strumento essenziale per prevenire e contrastare l'illegalità, evidenziando come la tecnologia possa sostenere e proteggere un settore strategico come il turismo.