Gli ultimi dati della polizia locale nel territorio della Capitale (in cui non rientrano il Grande raccordo anulare e le aree extraurbane) parlano di numeri ancora troppo alti di vittime della strada: sono 40 dal 1° gennaio, un dato che è in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in cui se ne contavano 48. E gli incidenti, addirittura, raggiungono numeri a tre zeri: 12mila quelli registrati fino allo scorso 15 maggio, 2mila in meno rispetto al 2024 nello stesso lasso di tempo.
Se l’obiettivo è zero, siamo ancora molto lontani. Ma i numeri possono essere utili ad individuare punti critici, in cui intervenire diventa la priorità, e i dati rivelano che il maggior numero di incidenti si concentra in quelle strade nominate come grandi arterie urbane, ossia quelle che ogni giorno assorbono il flusso di centinaia di migliaia di veicoli, come via Prenestina, via Colombo, via Casilina e via Nomentana.
“Le strade individuate come pericolose sono tutte arterie a grande percorrenza e questo significa che a rendere pericolose quelle strade è in realtà il comportamento di chi le percorre – ha detto Silvia Frisina, vicepresidente AFVS Associazione Familiari e Vittime della Strada Ets -. La velocità è, insieme alla distrazione, la principale causa di mortalità e incidentalità stradale. Il 94 % dei sinistri stradali è causato dal cosiddetto fattore umano, ovvero dalle nostre scelte, dai nostri comportamenti. Se noi non cambiamo questi comportamenti, non riusciremo né ad abbattere il numero di incidenti stradali né quello delle vittime. Impariamo, allora, a non parlare di strade pericolose, ma di comportamenti che mettono a rischio la nostra vita e quella degli altri.”
Zone 30 e isole ambientali: misure per ridurre gli incidenti
Sperare in un mondo in cui a prevalere sia il buon senso e l’educazione, è forse da utopisti, ma non per questo ci si deve arrendere di fronte a battaglie che ne valgono della vita delle persone perché – ricordiamolo – ogni numero nasconde una storia, una o più persone coinvolte, pedoni colti di sorpresa, quartieri paralizzati, famiglie distrutte. L’educazione, quindi, prima di tutto, ma bisogna mettere in campo opere che facciano da deterrente, come zone 30 o isole ambientali. E nella Capitale, sono otto quelle realizzate, o in fase di completamento, tra cui una nel quartiere di Casalbertone.
“Nel Municipio IV abbiamo realizzato due aree ambientali, quindi due Zone 30: quella di Casal Bertone e quella di Casal Monastero, che funzionano benissimo e ci hanno consentito di ridurre in maniera abbastanza drastica il numero degli incidenti – ha dichiarato a Radio Roma News Massimiliano Umberti, presidente IV Municipio -. Al tempo stesso, abbiamo trovato strade messe molto male e abbiamo cominciato un lavoro grandissimo che ci consentirà, alla fine dei cinque anni, di arrivare al 70% di strade asfaltate sia sulla grande viabilità sia sulla viabilità secondaria. C’è da dire, però, che questa è una tematica prettamente di senso civico: non è permesso agli automobilisti di guidare sotto effetto di droga, sotto effetto di alcool. Questo è alla base di una corretta sicurezza sulla strada.”
