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Spreco alimentare a Roma: 260 mila tonnellate l’anno, valore 700 milioni

Spreco alimentare a Roma: 260 mila tonnellate l’anno, valore 700 milioni

Testo del paragrafo (18)

A Roma ogni anno finiscono nella spazzatura circa 260 mila tonnellate di alimenti, pari a 700 tonnellate al giorno, per un valore economico stimato di 700 milioni di euro. Un dato che stride con l’emergenza sociale: in città sono circa 250 mila le persone in insicurezza alimentare, senza risorse sufficienti per nutrirsi con continuità.

Il quadro emerso in Camera di Commercio

Questi numeri sono stati al centro del confronto promosso il 16 giugno da CNA Roma alla Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con Slow Food Roma, durante l’incontro «Economia del recupero e contrasto allo spreco alimentare». A dieci anni dall’introduzione della Legge Gadda, istituzioni, imprese e terzo settore hanno discusso le azioni per ridurre le perdite lungo la filiera, semplificare il recupero e trasformare il cibo non consumato in risorsa contro la povertà alimentare.

Le cifre e il peso dello spreco domestico

Nella Capitale lo spreco domestico rappresenta la quota più rilevante del fenomeno, con costi medi stimati tra 3 e 6 euro per ogni chilogrammo di cibo gettato. Ridurre gli scarti nelle case, nella ristorazione e nella distribuzione significa intervenire sul segmento più incisivo e restituire valore a una catena che oggi disperde risorse economiche, sociali e ambientali.

Le voci delle istituzioni e delle imprese

“Per CNA Roma il contrasto allo spreco alimentare rappresenta non solo una sfida sociale, ma anche un tema economico e culturale che coinvolge direttamente le imprese dell’agroalimentare, della distribuzione e della ristorazione”, ha dichiarato Mauro Secondi, Presidente CNA Agroalimentare Roma: “Favorire il recupero delle eccedenze significa valorizzare risorse, ridurre gli sprechi e contribuire alla costruzione di una comunità più inclusiva e sostenibile”.

“Lo spreco alimentare costa, ai Paesi dell’Unione Europea, oltre 130 miliardi di euro all’anno, cifra notevole. Limitare questo fenomeno – spiega Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma – vuol dire non solo avere risorse economiche per altri utilizzi, ma ridurre gli sprechi per ciascuna delle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti. Urgente facilitare la donazione del cibo È, dunque, in linea con il modello emergente di economia circolare. Un modello che è in grado di favorire lavoro, innovazione e crescita, promuovendo un uso sostenibile delle materie prime. Si tratta di un tema che riguarda direttamente il mondo produttivo dove la sostenibilità è, sempre più, non solo un vincolo in termini di aggravio di costi, ma un’importante opportunità per raggiungere una maggiore competitività di mercato”.

Donazioni e semplificazione

Dal confronto è emersa con forza l’urgenza di snellire le procedure per la donazione del cibo invenduto, garantendo alle aziende, dai piccoli produttori artigiani alla ristorazione fino alla media distribuzione, strumenti chiari e sicuri. Facilitare il recupero delle eccedenze significa alimentare una vera economia del recupero, sostenere le fasce più fragili della popolazione e accelerare la transizione verso un modello di economia circolare anche a Roma.