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Specie aliene nei mari laziali: oltre al granchio blu c'è di più

Specie aliene nei mari laziali: oltre al granchio blu c'è di più

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Specie aliene nei mari laziali: si sta assitendo da qualche tempo a questa parte ad una vera e propria invasione nelle acque litoranee della Regione, e non solo. Quella che in un primo momento poteva sembrare una eccezione, quella del granchio blu, adesso non lo è poù.

Nel nostro mare, sempre più specie aliene si stanno diffondendo e appunto il granchio blu è solo una di queste.

Non solo granchio blu, ecco le specie aliene

Pesci, crostacei e piante aliene nei mari del Lazio. L'Ispra ha diffuso un elenco: "Saperli riconoscere e segnalarne la presenza aiuta a contrastarne la diffusione", si sostiene, ed è verissimo. Non ci sono solo i granchi blu ad aver preso possesso le acque del mar Mediterraneo. Il numero di crostacei, pesci e piante di origine “aliena” che hanno raggiunto le coste italiane comincia a diventare molto alto. L’Ispra, aggiornando un opuscolo del 2021, le ha messe in elenco. Ci sono specie arrivate approfittando dei corridoi naturali, come lo stretto di Gibilterra, ed altre che inece sono giunte nelle nostre acque con la “complicità”dell’uomo.

Nell’elenco stilato dall’Ispra ci sono molte specie che sono state avvistate nelle coste del Lazio. Tra le piante che hanno colonizzato il mare laziale, ecco un’alga verde di origine indopacifica che, crescendo, può raggiungere ai 20 centimetri di altezza. Si tratta della Caulerpa a grappoli che, come si evince dal documento dell’Ispra, “può interferire con le attività di pesca, intasando le reti e può inoltre alterare le carni dei pesci che se ne cibano”.

La specie aliena più nota nelle nostre acque è quella del granchio blu (Callinectes sapidus). Giunto con le navi provenienti dall’Oceano Atlantico, si è diffuso, ma essendo un predatore vorace e di grandi dimensioni, il suo arrivo ha avuto un impatto nocivo sugli allevamenti di molluschi come le vongole. “In Italia c’è anche un altro granchio blu, del Mar Rosso, arrivato passando per il canale di Suez, ma di questa specie non ce n’è traccia nelle coste laziali” ha detto la dottoressa Manuela Falautano, ricercatrice dell’Ispra.

“Da una quindicina di anni viene invece avvistato il pesce flauto” altra specie proveniente dal Mar Rosso che può raggiungere il metro e sessanta di lunghezza “ed ancora la lepre di mare (Aplysia dactylomela) ed il pesce porcospino punteggiato. Quest’ultimo è stato rinvenuto due volte nelle acque italiane:una volta in Sardegna e, più di recente, nel Lazio, a Santa Marinella”.

Il pesce porcospino, grande fino a 75 centimetri è una specie dell’area subtropicale ed è tossico al consumo. “La presenza di questa specie l’abbiamo appurata grazie alla segnalazione di un pescatore che, nel gennaio del 2023, lo ha trovato spiaggiato. Abbiamo processato il DNA e siamo riusciti a verificare che si trattava in effetti del pesce porcospino – ha dichiarato la ricercatrice Ispra – questo dimostra anche l’utilità delle segnalazioni che continuiamo a chiedere di fare”.