Martedì 3 giugno 2025 si terrà presso la sede della Regione Lazio un’importante audizione della Commissione Tutela del Territorio per discutere l’allarmante situazione ambientale che coinvolge i laghi Albano e Nemi. La progressiva riduzione del livello delle acque ha acceso i riflettori su una crisi idrica senza precedenti. Ventidue sindaci dell’area dei Castelli Romani e dei comuni limitrofi interverranno per denunciare sia lo sfruttamento eccessivo delle risorse idriche sia la decisione del Comune di Roma di costruire un inceneritore a Santa Palomba, in prossimità delle falde acquifere. Gli amministratori locali chiedono soluzioni condivise e immediate, evidenziando la necessità di tutelare il patrimonio naturale e ambientale attraverso una pianificazione territoriale sostenibile.
Crisi idrica nei laghi vulcanici: abbassamento dei livelli e cause principali
Negli ultimi anni, i laghi di Albano e Nemi hanno registrato un abbassamento significativo dei livelli idrometrici. Questi specchi d’acqua, situati in area vulcanica e di grande rilevanza ecologica, stanno vivendo un lento declino. Secondo gli studi, le principali cause sono riconducibili alla scarsità di precipitazioni, all’alterazione dei cicli meteorologici e a un’intensiva attività di captazione idrica.
Il prelievo continuo, operato principalmente da Acea Ato 2, serve a rifornire un’ampia porzione dei Castelli Romani, con impatti pesanti sull’equilibrio idrogeologico. I Comuni coinvolti sono numerosi, da Albano Laziale fino a Palestrina, passando per Ariccia, Frascati e Zagarolo. Questo sovrasfruttamento delle risorse idriche mette a rischio la sopravvivenza degli ecosistemi locali e solleva forti preoccupazioni in merito alla qualità dell’acqua e alla biodiversità.
Sindaci uniti contro l’inceneritore di Roma: minaccia ambientale a Santa Palomba
Parallelamente alla crisi dei laghi, un altro fronte di scontro riguarda la proposta di realizzazione di un impianto di termovalorizzazione a Santa Palomba, formalmente all’interno del Comune di Roma ma situato a pochi chilometri dai centri abitati di Albano, Ardea e Pomezia. Ventidue primi cittadini dell’area metropolitana si oppongono duramente a questo progetto, temendo ripercussioni ambientali devastanti su una zona già sottoposta a elevata pressione antropica.
L’impianto, oltre a incidere sulla qualità dell’aria, attingerebbe acqua dalla stessa falda che alimenta i laghi vulcanici, aggravando ulteriormente la situazione idrica. I sindaci richiedono una revisione radicale delle scelte politiche e un nuovo modello di gestione dei rifiuti fondato su riciclo, raccolta differenziata spinta e tecnologie a basso impatto ambientale.
Le richieste dei territori: piano straordinario per la salvaguardia ambientale
Durante l’audizione prevista in Regione Lazio, i rappresentanti dei Comuni coinvolti presenteranno una serie di proposte concrete. Tra queste, l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per il monitoraggio idrologico, il varo di uno studio scientifico sull’evoluzione dei livelli lacustri e l’adozione di misure urgenti per contenere i prelievi idrici non sostenibili.
I sindaci chiedono anche maggiore coinvolgimento decisionale nelle politiche regionali che impattano direttamente sui territori, denunciando l’eccessiva centralizzazione delle scelte a favore della Capitale. L’obiettivo comune è quello di prevenire un collasso ambientale e garantire una governance territoriale realmente partecipata, orientata alla tutela delle risorse naturali e alla resilienza climatica.