Non si ferma l'ondata di proteste nelle scuole di Roma. Dall'inizio dell'anno scolastico sono stati 18 gli istituti occupati dai ragazzi, più o meno a lungo. Ieri 14 gennaio altre due mobilitazioni studentesche, le prime del 2025, nelle scuole Ruiz all'Eur e Caravillani nel quartiere Monteverde.
Mobilitazioni studentesche, due scuole occupate a Roma
Nel liceo artistico Caravillani l'occupazione ha fatto "saltare" l'open day previsto per ieri. La giornata di presentazione della scuola è stata rimandata a data da destinarsi dopo che alcuni studenti sono entrati nell'edificio bloccando così ovviamente anche le attività didattiche.
L'allarme è scattato di prima mattina anche al Ruiz, istituto tecnico commerciale, dove un gruppo di 15 studenti è entrato nella scuola da una porta chiusa con catena e lucchetto. Poi sul cancello è comparso un volantino con le motivazioni della protesta non condivisa però dai rappresentanti d'istituto né scrive la preside "dalla maggioranza della popolazione scolastica dell’istituto, che è rimasta fuori dalla scuola e che ha visto bloccate tutte le attività didattiche e formative programmate".
In una comunicazione pubblicata sul sito dell'istituto la dirigente scolastica Guglielmina Uliano, risponde punto per punto alle proteste dei manifestanti dalla manutenzione dei bagni, porte e finestre, al rinnovo del campetto di calcio.
La comunicazione della preside, attenzione ai rischi dell'occupazione
Poi la preside del Ruiz si rivolge ai genitori "innanzitutto degli studenti più piccoli" per valutare con loro "l’opportunità di continuare la protesta con queste modalità, che li espongono a rischi di tutti i generi, oltre che a eventuali conseguenze sul piano civilistico, penale e disciplinare, ricordando quanto accaduto al Liceo Gullace, la cui dinamica dei fatti non è ancora chiara ma che in ogni caso ha avuto inizio con una occupazione".
Rimanere a scuola durante la notte potrebbe essere un rischio "laddove chiunque potrebbe tentare di entrare per danneggiare persone e cose" aggiunge la dirigente che poi si rivolge all’intera comunità chiedendo "di esercitare la propria influenza per dissuadere studentesse e studenti, per lo più dei primi anni, dal continuare la protesta con queste modalità".