Risparmi di una vita, pensioni e prestiti finiti in una piattaforma che prometteva guadagni facili. In realtà si trattava di una banca abusiva fondata su uno schema Ponzi. Tra le vittime della presunta truffa milionaria smascherata dalla Guardia di Finanza di Ancona ci sono anche cittadini romani, agganciati attraverso il passaparola e i social. Oltre 500 persone in tutta Italia, giovani e pensionati da Roma a Bari da Milano ad Ancona, che hanno affidato i propri soldi a quello che si presentava come un istituto finanziario alternativo. Un business da oltre 4 milioni di euro.
Scoperta banca abusiva online: oltre 500 vittime in tutta Italia, risparmi bruciati anche a Roma
Un sistema capace di prosciugare risparmi, pensioni e prestiti personali facendo leva sulla fiducia e sulla promessa di rendimenti facili. È il quadro che emerge dall’operazione “Golden Tree” condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona, che ha portato alla luce un presunto istituto bancario parallelo e completamente abusivo, attivo su scala nazionale e con ramificazioni anche all’estero. Secondo gli investigatori, il meccanismo avrebbe movimentato oltre 4 milioni di euro, coinvolgendo più di 500 persone in tutta Italia.
L'indagine
L’indagine, coordinata dalla Procura di Ancona, ha portato all’esecuzione di misure cautelari personali, al sequestro di numerosi conti correnti e all’oscuramento della piattaforma online utilizzata per le operazioni. Al centro dell’inchiesta un presunto sodalizio criminale che avrebbe dato vita a un istituto bancario parallelo, privo di qualsiasi autorizzazione, ma capace di offrire servizi tipici del settore finanziario: apertura di conti esteri, concessione di prestiti e proposte di investimento.
Lo schema Ponzi
Il tutto mascherato come una 'community' finanziaria dedicata al benessere economico degli iscritti. Dietro la facciata, però, si sarebbe nascosto uno schema Ponzi. Agli investitori venivano promessi alti rendimenti, presentati come “cashback” per aggirare eventuali controlli. I primi guadagni, in realtà, sarebbero stati pagati con i soldi versati dai nuovi entrati, in un sistema destinato a reggersi solo finché il flusso di nuovi capitali rimaneva costante. Fondamentale, per la diffusione del sistema, sarebbe stato il rapporto diretto tra promotori e clienti.
Le vittime – di età compresa tra i 20 e gli 85 anni – venivano convinte a investire somme anche consistenti, talvolta frutto di risparmi di una vita o di finanziamenti accesi appositamente. Il passaparola e i social network facevano il resto: gli stessi investitori venivano incentivati a reclutare nuovi clienti in cambio di bonus proporzionati alle somme raccolte.
App per l'home banking e carte personalizzate
A rendere tutto più credibile contribuivano strumenti dall’apparenza professionale: una carta di debito personalizzata e un’app che simulava un servizio di home banking. Un impianto che dava l’illusione di trovarsi davanti a un operatore finanziario strutturato.
Il sistema, stando alle ricostruzioni, sarebbe crollato quando le richieste di rimborso hanno superato i nuovi versamenti. A quel punto i pagamenti si sarebbero fermati: niente interessi e niente restituzione del capitale.
Le somme confluite nella disponibilità del presunto dominus sarebbero state usate per spese personali, eventi promozionali destinati ad attrarre nuovi investitori e operazioni speculative, tra cui acquisti di oro e criptovalute.
Denunciate quattro persone
L’inchiesta ha toccato numerose province italiane – da Ancona a Roma, passando per Milano, Napoli, Palermo, Torino e Bari. Quattro persone sono state denunciate per abusivismo finanziario, esercizio abusivo dell’attività bancaria, truffa e autoriciclaggio. Le perquisizioni tra Marche, Abruzzo e Lombardia hanno portato al sequestro di 15 conti correnti tra Italia e Polonia e a misure cautelari nei confronti di due indagati.