La Cgil di Roma e Lazio annuncia il proprio sostegno alla mobilitazione del personale della sanità privata accreditata. Domani, 17 aprile, lavoratrici e lavoratori saranno in piazza Santi Apostoli, a Roma, per chiedere il rinnovo del contratto e un adeguato riconoscimento economico e professionale. La posizione del sindacato arriva in un contesto in cui, nel Lazio, il settore privato accreditato ricopre un ruolo predominante in diversi servizi assistenziali.
La mobilitazione a Roma
La Cgil di Roma e Lazio in una nota esprime “pieno sostegno lo sciopero unitario delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata accreditata, che domani 17 aprile saranno in piazza Santi Apostoli, a Roma, per chiedere il rinnovo del contratto collettivo nazionale, salari dignitosi e il pieno riconoscimento del valore del lavoro svolto ogni giorno nei servizi sanitari e sociosanitari della nostra regione. Nel Lazio, che ha il primato nazionale per maggior incidenza della sanità privata accredita, ormai ci sono interi settori in cui il ruolo pubblico è diventato pressoché residuale, come la riabilitazione, le Rsa o l’assistenza a disabili in cui la quota gestita da soggetti privati supera il 90 per cento e assorbe ingenti risorse pubbliche. Nel mentre aziende e grandi gruppi continuano a realizzare profitti elevati e ottenere finanziamenti pubblici, le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata e delle Rsa si trovano con retribuzioni inferiori anche di 6 mila euro rispetto a quelle delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità pubblica, a causa del blocco unilaterale della trattativa di rinnovo del contratto”.
I nodi del settore nel Lazio
Secondo la nota, il Lazio registra la maggiore incidenza nazionale della sanità privata accreditata. In aree come riabilitazione, Rsa e assistenza a persone con disabilità, la quota di gestione privata supera il 90 per cento, con un assorbimento significativo di risorse pubbliche. Il sindacato richiama inoltre l’attenzione sul divario retributivo con il personale della sanità pubblica, quantificato in 6 mila euro annui, legato al protrarsi del blocco del rinnovo contrattuale.
L’appello alla Regione Lazio
“Da quando il contratto collettivo è scaduto – prosegue la nota della Cgil di Roma e Lazio – infatti, le strutture controllate dai soggetti privati hanno ricevuto dalla Regione Lazio quasi 13 miliardi di euro per l’erogazione di prestazioni sanitarie. È inaccettabile che chi riceve risorse pubbliche non garantisca lavoro di qualità, diritti, giuste retribuzioni e un’adeguata valorizzazione professionale alle lavoratrici e ai lavoratori. Per queste ragioni chiediamo alla Regione Lazio di assumere un ruolo attivo, non solo legando l’erogazione delle risorse pubbliche all’applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, ma anche richiamando alle proprie responsabilità le associazioni datoriali, che stanno lucrando sulla pelle di oltre 30 mila lavoratrici e lavoratori che nel Lazio svolgono una funzione essenziale a supporto del servizio sanitario regionale pubblico”
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La richiesta del sindacato è che la Regione Lazio vincoli i finanziamenti pubblici all’applicazione dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative e che richiami le associazioni datoriali alle proprie responsabilità verso lavoratrici e lavoratori del comparto.
