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Sanità nel Lazio: tempi rispettati, ma due ricette su tre non arrivano al Cup

Sanità nel Lazio: tempi rispettati, ma due ricette su tre non arrivano al Cup

Testo del paragrafo (16)

Nei primi quattro mesi del 2026 il Lazio mostra performance apparentemente solide sulle liste d’attesa: secondo la nuova piattaforma nazionale di monitoraggio di Agenas, il 90% delle prime visite specialistiche e l’88% degli esami diagnostici risultano erogati entro i tempi previsti. Dietro a numeri in linea con gli standard, però, affiora un quadro meno lineare che riguarda la gestione delle priorità e, soprattutto, il percorso delle prescrizioni fino al Cup.

Numeri in regola, ma pesa la classe p

La lettura dei dati evidenzia l’uso esteso della classe P, la priorità più bassa che consente fino a 120 giorni per l’erogazione. Nel Lazio oltre la metà delle prescrizioni per le prime visite rientra in questa fascia, una quota nettamente superiore alla media nazionale e distante da regioni come Emilia-Romagna, Toscana e Piemonte. L’effetto è prevedibile: con urgenze declassate, il sistema guadagna margine formale e riduce la pressione sulle agende a breve termine.

La Regione ha chiesto un giro di vite. Il presidente Francesco Rocca ha sollecitato i direttori generali di Asl e aziende ospedaliere a ridurre le ricette in classe P e ad avviare verifiche interne sull’appropriatezza dei codici. Sotto osservazione anche le “prime visite”, per le quali si ipotizza che in molti casi si tratti di controlli di routine da incanalare in percorsi separati.

Il nodo delle prenotazioni: due prescrizioni su tre si fermano

Il dato più critico arriva dal catchment index, l’indicatore che misura quante ricette diventano effettive prenotazioni. Nel Lazio solo il 36% delle prescrizioni per visite e il 37% per esami si trasformano in appuntamenti al Cup, il livello più basso a livello nazionale. In pratica, quasi due ricette su tre non arrivano mai allo sportello: tra agende chiuse, spostamenti onerosi e tempi percepiti come eccessivi, molti utenti scelgono di rivolgersi al privato a pagamento, lasciando scadere la ricetta del servizio sanitario regionale.

Implicazioni per Roma e il territorio

La fotografia che emerge dai dati Agenas, realizzati su input del Ministero della Salute, segnala un equilibrio amministrativo che non coincide con la domanda reale di cura a Roma e nel resto del Lazio. La sfida per le strutture territoriali e ospedaliere è duplice: correggere l’uso della priorità, rendendo trasparenti i criteri di assegnazione, e trasformare le ricette in prenotazioni effettive, così da allineare le performance formali ai bisogni dei cittadini.