Il Lazio detiene un primato negativo nel settore sanità italiano, con un rapporto tra dipendenti e popolazione tra i più bassi del Paese. La regione conta solo 8,5 dipendenti del Servizio sanitario regionale ogni mille abitanti, una cifra ben al di sotto della media nazionale di 11,6. Questo dato emerge da un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe, che evidenzia come il blocco del turnover e il regime di piano di rientro abbiano penalizzato il sistema sanitario locale. La situazione ha portato a un uso eccessivo di medici e infermieri a chiamata, noti come "gettonisti", con un impatto significativo sia sulla qualità del servizio che sui costi sostenuti.
Carenza di personale nella sanità del Lazio
Il Lazio si trova in fondo alla classifica italiana per numero di dipendenti nel settore sanitario rispetto alla popolazione. La regione conta appena 8,5 operatori ogni mille abitanti, un dato inferiore alla media nazionale e lontano dagli standard delle regioni virtuose. Le cause principali sono legate al blocco delle assunzioni imposto dal piano di rientro del debito sanitario regionale, che ha congelato per anni il ricambio del personale.
Questa situazione ha compromesso la capacità del sistema sanitario di rispondere adeguatamente alle esigenze della popolazione, lasciando scoperti molti turni nei reparti e nei servizi territoriali. La Fondazione Gimbe sottolinea la necessità di investire sul capitale umano per rilanciare l’attrattività delle carriere sanitarie e garantire il diritto alla salute, come previsto dalla Costituzione.
Dipendenza crescente dai medici e infermieri "gettonisti"
L’insufficienza di personale strutturato ha costretto il Lazio a ricorrere sempre più spesso ai cosiddetti "gettonisti", professionisti assunti tramite cooperative o agenzie per coprire turni scoperti. Questa pratica, sebbene temporaneamente efficace, comporta costi elevati e riduce la stabilità del sistema.
Secondo la Fondazione Gimbe, i costi dei gettonisti vengono registrati come spese per beni e servizi, aggirando i limiti di spesa per il personale imposti alle regioni. Tuttavia, questa soluzione non rappresenta una risposta sostenibile nel lungo periodo, poiché non affronta il problema strutturale della carenza di personale.
Spesa per la sanità tra le più basse in Italia
Oltre alla carenza di personale, il Lazio si distingue per una spesa pro capite per il personale sanitario tra le più basse del Paese. Nel 2023, ogni cittadino ha contribuito con soli 560 euro, una cifra superiore solo a quella della Campania, ma ben al di sotto della media nazionale di 672 euro.
Anche il costo annuo per dipendente, pari a 63.500 euro, risulta più elevato rispetto alla media nazionale di 57.000 euro, indicando una gestione delle risorse poco efficiente. La Fondazione Gimbe invita la Regione Lazio a ripensare le proprie politiche di spesa per garantire un sistema sanitario più equo e sostenibile.