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Sanità Lazio, 8,5 dipendenti ogni mille abitanti: i dati della Fondazione Gimbe

Sanità Lazio, 8,5 dipendenti ogni mille abitanti: i dati della Fondazione Gimbe

Roma

Il sistema sanitario nel Lazio continua a mostrare segni di sofferenza, come confermato dai dati più recenti della Fondazione Gimbe. Durante un’audizione alla Commissione Affari Sociali della Camera, è emersa una carenza di personale e il frequente utilizzo di medici e infermieri a contratto temporaneo, i cosiddetti “gettonisti”.

Sanità del Lazio, una situazione sotto la media nazionale

Le analisi illustrate dalla Fondazione si basano sul rapporto della Ragioneria Generale dello Stato relativo al 2023 e mettono in evidenza un dato allarmante: il Lazio si colloca all’ultimo posto tra le regioni italiane per numero di dipendenti sanitari in rapporto alla popolazione. Con 8,5 professionisti ogni mille abitanti, la regione si pone al di sotto della media nazionale, fissata a 11,6 operatori per mille abitanti.

Le cause di un problema strutturale

Questa condizione critica è il risultato di politiche sanitarie che hanno ristretto il ricambio del personale negli anni. Il blocco del turn over, adottato per rispettare i vincoli del piano di rientro del deficit sanitario regionale, ha contribuito alla diminuzione del personale in servizio. A questo si aggiungono anni di misure di austerità, che hanno limitato le risorse disponibili per l'assunzione e il rafforzamento degli organici.

Una sfida urgente per il futuro

Il Presidente della Fondazione Gimbe ha sottolineato la necessità di azioni rapide e mirate per affrontare queste criticità. È essenziale incrementare gli investimenti nel personale sanitario, favorire nuove assunzioni e rimuovere le barriere burocratiche che rallentano il reclutamento. La carenza di operatori, oltre a penalizzare i cittadini, mette sotto pressione le strutture sanitarie, già gravate da una domanda crescente di cure.

Ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE: “Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) sta affrontando una crisi del personale sanitario senza precedenti, causata da errori di programmazione, dal definanziamento e dalle recenti dinamiche che hanno alimentato demotivazione e disaffezione dei professionisti verso il SSN. Senza un adeguato rilancio delle politiche per il personale sanitario, l’offerta dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali sarà sempre più inadeguata rispetto ai bisogni di salute delle persone, rendendo impossibile garantire il diritto alla tutela della salute”.

Ha spiegato ancora Cartabellotta: “Nel periodo 2012-2023 il capitolo di spesa sanitaria relativo ai redditi da lavoro dipendente è stato quello maggiormente sacrificato. Se la spesa per il personale dipendente si fosse mantenuta ai livelli del 2012, quando rappresentava circa un terzo della spesa sanitaria totale, negli ultimi 11 anni il personale dipendente non avrebbe perso € 28,1 miliardi, di cui € 15,5 miliardi solo tra il 2020 e il 2023, un dato che evidenzia il sacrificio economico imposto ai professionisti del SSN”.