A San Liborio torna "l’allarme pitbull”, la denuncia dei residenti: "Nessuno si muove"
Ospite in collegamento: Francesco Baldini, "Civonline"Torna l’allarme “pitbull” a San Liborio. A lanciarlo sono nuovamente gli abitanti della zona di via Falda che segnalano la presenza di un pitbull e di un meticcio di taglia medio-piccola aggressivi che si aggirano liberi nell’area e che avrebbero anche aggredito alcuni gatti.
Secondo il racconto, affidato ai social, di una residente i due cani avrebbero aggredito un felino ferendolo gravemente alla zampa con conseguente corsa dal veterinario in piena notte ma la cosa più grave è il fatto che non è la prima volta che viene fatta una denuncia del genere, negli scorsi anni infatti episodi simili si sono ripetuti e a nulla sono valse le proteste dei residenti che tornano ad alzare la voce. «Sono state chiamate anche le forze dell’ordine - racconta una donna - ma nulla di fatto, non sappiamo a chi rivolgerci».
Una situazione difficile che ciclicamente torna a ripetersi con una cittadina che dice di aver anche provato a parlare con il padrone dei cani senza però riuscire a farlo ragionare, anzi. I cittadini chiedono un intervento per controllare anche che i due cani stiano bene e per riportare un po’ di sicurezza nell’area vista l’aggressività, pur tenendo a specificare che nessuno vuole colpevolizzare gli animali ma chi li ha abituati in questo modo.
Via Falda e dintorni sono aree molto frequentate dai residenti che spesso si recano a passeggio con i propri animali domestici e, come qualcuno ha fatto notare, non è facile se si ha la continua paura di poter essere aggrediti perché, si sa, gli amici a quattro zampe diventano parte della famiglia e rischiare di vederne ferito uno, o peggio, dopo un allarme lanciato più e più volte manda su tutte le furie i residenti. Per non parlare poi del rischio che magari le aggressioni vengano rivolte agli umani.
L’appello dei residenti è semplice: si mettano in sicurezza gli animali per il loro benessere e per la tranquillità dell’area.
L'Interporto di Civitavecchia modello di innovazione green
Cinque anni fa era considerato un peso per il Comune, oggi è uno dei laboratori più avanzati d’Italia sulla transizione ecologica applicata alla logistica. L’Interporto di Civitavecchia, rilevato nel 2019 da Cfft è diventato il cuore della prima Hydrogen Valley italiana e un polo capace di anticipare politiche e tecnologie del futuro. Come spiegato da Jack Czaplinski, tecnico Cfft e coordinatore dei progetti, «l’Hydrogen Valley non è soltanto produzione di idrogeno verde, ma un ecosistema di interventi integrati che uniscono energia, logistica e decarbonizzazione».
A regime, l’impianto produrrà circa 200 tonnellate annue di idrogeno verde, alimentato da campi fotovoltaici già realizzati per una potenza di 8 MW. Non abbastanza: per soddisfare pienamente il fabbisogno servirebbero fino a 50 MW, ma la carenza di spazi rappresenta oggi una delle principali criticità da risolvere. Sul fronte della mobilità sostenibile, sarà realizzata una stazione di rifornimento a chilometro zero a 350 e 700 bar.
A questo si aggiunge l’installazione di un container fuel cell per la produzione di energia elettrica da idrogeno, destinata a decarbonizzare parte dei processi notturni dell’interporto. Cfft è stata la prima a completare l’intera infrastruttura: un primato che ha acceso l’interesse di aziende e università, già pronte a collaborare.
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