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San Giovanni, intervento endovascolare salva 79enne con aneurisma: protesi su misura e dimissioni in pochi giorni

San Giovanni, intervento endovascolare salva 79enne con aneurisma: protesi su misura e dimissioni in pochi giorni

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Un intervento endovascolare di alta complessità eseguito all’ospedale San Giovanni di Roma ha consentito di salvare un paziente di 79 anni affetto da un aneurisma dell’arco aortico di circa sette centimetri. L’uomo, pluripatologico e con dolore toracico in peggioramento, presentava un rischio concreto e imminente di rottura. L’équipe di Chirurgia vascolare, in collaborazione con anestesisti, cardiologi emodinamisti, infermieri specializzati e tecnici di radiologia, ha scelto un approccio mini-invasivo con impianto di endoprotesi personalizzata a tre ramificazioni, evitando il torace aperto e riducendo i pericoli connessi a una chirurgia tradizionale su un paziente vicino agli 80 anni.

Il caso clinico e il rischio di rottura

Il paziente, 79enne con diverse patologie concomitanti, era affetto da un aneurisma dell’arco aortico di dimensioni importanti, pari a circa sette centimetri. Negli ultimi tempi lamentava un intenso dolore toracico, un campanello d’allarme che nel contesto di un aneurisma aortico può indicare un rischio di rottura. La valutazione multidisciplinare ha evidenziato come un intervento cardiochirurgico tradizionale a torace aperto fosse associato a un rischio operatorio elevatissimo, tale da sconsigliarne l’esecuzione in un soggetto così fragile.

La scelta dell’approccio endovascolare

Alla luce del quadro clinico, la direzione della Chirurgia vascolare del San Giovanni ha puntato su una strategia meno invasiva. «Considerate le sue condizioni generali e l’elevatissimo rischio operatorio che un intervento cardiochirurgico tradizionale a torace aperto poteva implicare — ha spiegato Rocco Giudice, direttore della Chirurgia vascolare dell’ospedale romano — abbiamo optato per un approccio totalmente endovascolare, ovvero una soluzione meno invasiva». La scelta ha reso possibile intervenire con rapidità e sicurezza, riducendo l’impatto dell’operazione sull’organismo e i tempi di recupero post-operatori.

Una protesi su misura con tre ramificazioni

L’intervento è stato eseguito dall’équipe vascolare insieme agli specialisti di anestesia, cardiologia interventistica, infermieristica e radiologia, sfruttando le potenzialità dell’angiografia avanzata. Il cuore della procedura ha previsto «l’impianto di un’endoprotesi aortica con tre ramificazioni». Non si è trattato di un dispositivo standard, ma di una soluzione personalizzata, «realizzata cioè su misura in base alla specifica anatomia del paziente. Visto che le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate — prosegue Giudice — e che la sua protesi era già disponibile abbiamo provveduto in urgenza». A livello tecnico, il rilascio endovascolare ha consentito un’anastomosi endoluminale con le principali diramazioni dell’arco aortico, «che sono preposti a gestire il flusso di sangue agli arti superiori e al cervello». La corrispondenza millimetrica tra disegno della protesi e morfologia vascolare ha garantito la ricostituzione di un lume stabile e la perfusione corretta dei distretti essenziali, preservando l’integrità emodinamica cerebrale e degli arti superiori.

Decorso regolare e ritorno a casa

L’esito clinico è stato favorevole. Il percorso post-operatorio non ha registrato complicanze di rilievo e il 79enne, dopo pochi giorni di degenza al San Giovanni, è stato dimesso in buone condizioni generali. Come ha riferito il primario: «Sul paziente abbiamo impiantato una protesi personalizzata: ora sta bene. È tornato a casa». Il recupero rapido conferma i vantaggi di un approccio mini-invasivo anche sul piano della riabilitazione e della qualità di vita del paziente, riducendo dolore, tempi di ospedalizzazione e necessità di assistenza intensiva.