Ottenere il riconoscimento del valore del lavoro svolto dalle Comunità Terapeutiche e Socio-Riabilitative che lavorano nell’ambito della salute mentale della Regione Lazio come strutture accreditate. È questo l’obiettivo principale che porterà domani gli operatori del settore a scendere in piazza sotto la sede della Regione Lazio, in via Cristoforo Colombo, per lanciare un appello al governatore Francesco Rocca e al ministro della Salute, Orazio Schillaci.
La protesta vuole sensibilizzare sul ruolo svolto dalle Comunità anche a livello economico. La richiesta, infatti, è di aggiornare le tariffe ormai ferme al 2009.
Aumentano i costi per le aziende, mentre le tariffe rimangono invariate. E il rischio - secondo la rete di associazioni che aderiscono alla protesta di domani come Confepi, Anascop, Confcooperative Sanità Lazio, Federlazio, Mito e Realtà, Strutture Federate Reverie, Fenascop – è che a farne le spese sia il livello del servizio offerto in un campo delicato come quello della salute mentale. Il dialogo sull’adeguamento del piano tariffario andava avanti da circa un anno, ma a luglio – lamentano le comunità- il confronto si è fermato.
A Radio Roma Angela D'Agostino di confcooperative sanità Lazio spiega: “Domani 11 febbraio, le comunità terapeutiche e socio di riabilitative del Lazio che si occupano di salute mentale, quindi di problematiche inerenti l'area della salute mentale grave, scendono in piazza per una manifestazione. La manifestazione si è resa necessaria dal momento che dal mese di luglio l'interlocuzione con la Regione Lazio si è fermata e non siamo più riusciti a essere riconvocati in un tavolo di lavoro che era stato aperto per la ridefinizione dei requisiti organizzativi delle strutture accreditate ed anche per la revisione delle tariffe”.
Aggiunge D’Agostino: “Quest'ultimo punto è un aspetto assolutamente problematico perché le comunità non riescono più ad andare avanti con le tariffe ormai bloccate a ben 16 anni fa. Adesso andiamo nel diciassettesimo anno. E quindi per mantenere il livello di qualità degli interventi, sono costretti a trovare altri fondi di finanziamenti o a finanziarsi in proprio. Questa situazione rende difficile mantenere il livello di qualità, ma anche portare avanti la gestione complessiva di questa tipologia di strutture che accolgono soprattutto giovani quindi in una fase in cui disagio giovanile che si manifesta sotto varie forme ed è in aumento anche dopo il periodo post pandemico, le strutture deputate alla cura di questo tipo di disagio si trovano in un grosse difficoltà”.