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Roma, in crescita lavoratori e aziende straniere. Rotondo: "Segnale positivo" (VIDEO)

Roma, in crescita lavoratori e aziende straniere. Rotondo: "Segnale positivo" (VIDEO)

STRANIERI

Sono sempre di più le imprese guidate da stranieri in Italia. Il dato nazionale, riportato da uno studio di Unioncamere e Infocamere, parla di circa 200.000 imprenditori individuali artigiani immigrati, quasi un quinto del totale del nostro paese. Non fa eccezione Roma, che negli ultimi 10 anni ha visto un incremento dell'otto percento degli artigiani stranieri. Lo rivela uno studio condotto da Confartigianato, secondo cui nella capitale vi sono oltre 60.000 imprese straniere, 15.000 delle quali artigiane, che rappresentano il 24% delle imprese totali.

Parla Andrea Rotondo, presidente di Confartigianato Roma

Ha dichiarato a Radio Roma Andrea Rotondo, presidente di Confartigianato Roma: “Gli stranieri dipendenti del settore privato non agricolo superano i 195.000: il 13,6% del totale dei dipendenti privati, quasi 8000 sono invece gli stranieri apprendisti”.

Il comparto con più stranieri è quello delle costruzioni, a ruota altri settori come quello della moda, tra rammendatori e piccola sartoria in generale, e dell'agroalimentare. La maggior parte degli imprenditori e degli artigiani provengono da Romania, Bangladesh e Marocco. Nonostante la crescita di artigiani stranieri, le difficoltà legate alla mancanza di manodopera qualificata rimane perché molte di queste attività sono state abbandonate da. Italiani.

Dichiara ancora Rotondo: “La crescita degli artigiani fra gli immigrati è un segnale assolutamente positivo che rivitalizza competenze e mestieri. Gli occupati stranieri possono svolgere un ruolo cruciale in risposta alla mancanza di personale qualificato nella prevista riduzione della popolazione in età lavorativa. L'immigrazione deve essere però governata e non subita. Il lavoro rappresenta sicuramente un importante strumento di inclusione solo se accompagnato da un'efficace integrazione scolastica, da politica di contrasto a disagio abitativo e da programmi di formazione professionale in grado di accrescere le competenze dei lavoratori stranieri, pensando anche ad interventi mirati per la formazione nel paese di origine e a riconoscimento delle qualifiche professionali degli stranieri”.