È stato inaugurato oggi a Roma, all’Edificio George Eastman, il nuovo Ospedale di Comunità destinato a potenziare l’assistenza territoriale e la continuità delle cure tra ospedale e territorio. La struttura è la prima, tra quelle già avviate, a rientrare nel perimetro del Policlinico Umberto I, che ne assicurerà la continuità assistenziale. All’avvio delle attività erano presenti il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il direttore generale Fabrizio d’Alba e la Direzione strategica aziendale.
Collocazione e quadro di riferimento
L’Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I si trova in viale Regina Elena 287/b, al terzo piano. È stato realizzato nell’ambito della Missione 6 Salute del Pnrr in attuazione del DM 77/2022. La struttura dispone di 20 posti letto dedicati a pazienti clinicamente stabilizzati che necessitano di assistenza infermieristica continuativa, supervisione medica programmata e percorsi di recupero funzionale prima del rientro al domicilio o del trasferimento verso altri servizi territoriali.
Per chi è pensata la nuova struttura
Il nuovo presidio rappresenta un modello di sanità di prossimità rivolto in particolare a pazienti fragili, anziani e pluripatologici. L’obiettivo è ridurre le degenze inappropriate nei reparti per acuti, prevenire ri-ospedalizzazioni evitabili, favorire percorsi di cura integrati e rafforzare il collegamento tra ospedale, territorio e servizi domiciliari.
Integrazione nella rete territoriale
L’attività dell’Ospedale di Comunità sarà integrata con il Policlinico Umberto I e la Centrale Operativa Territoriale (Cot), oltre che con i distretti sanitari, i Medici di Medicina Generale, le cure domiciliari e la rete delle cure intermedie delle aziende sanitarie. L’integrazione garantisce presa in carico continua e percorsi assistenziali coordinati sul territorio di Roma e del Lazio.
Organizzazione multidisciplinare
Particolare attenzione è stata posta all’impianto organizzativo, fondato sulla centralità dell’assistenza infermieristica e sulla collaborazione tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari, professionisti della riabilitazione e assistenti sociali. L’approccio multidisciplinare consente di coniugare continuità delle cure, appropriatezza clinica e prossimità ai bisogni dei cittadini.