“Le rotazioni, così come sono state progettate, non rappresentano una vera riorganizzazione del commercio ambulante”. Ad affermarlo a gran voce è Roberto Di Porto, rappresentante romano della Uiltucs, che aggiunge: “Sono circa 200 gli ambulanti romani che questa mattina si sono riuniti davanti al Dipartimento Sviluppo Economico, Attività Produttive e Agricoltura del Comune di Roma, per chiedere la sospensione immediata dei provvedimenti sulle rotazioni dei posteggi, in vigore dal 1 febbraio, e l’apertura urgente di un tavolo di confronto con l’amministrazione''.
Lancia l’allarme il rappresentante romano della Uiltucs, che denuncia come le decisioni adottate tramite determine e atti amministrativi abbiano un risvolto pesantissimo per gli ambulanti. Le rotazioni, infatti, rischierebbero invece di “trasformarsi in una progressiva espulsione dal mercato di centinaia di operatori”.
Le parole di Di Porto sulle rotazioni
''Negli ultimi due anni, la tassa di occupazione del suolo pubblico è aumentata di oltre il 50% - dice - Allo stesso tempo, molti posteggi vengono spostati in aree prive di reale valore commerciale: zone isolate, parcheggi, spazi marginali, lontani dai flussi di passaggio. Non si può chiedere a un ambulante di pagare il 50% in più per lavorare in un posto che, dal punto di vista commerciale, vale zero. È una contraddizione che porta direttamente alla chiusura delle attività”.
''Il problema non riguarda solo il centro storico - precisa - I Piani del commercio dei Municipi prevedono in molti casi la delocalizzazione della maggior parte dei posteggi verso aree periferiche o poco frequentate, con un impatto diretto sulla sostenibilità delle imprese e sull’occupazione. In gioco non ci sono solo i banchi, ma circa 1.300 famiglie che vivono di questo lavoro: piccoli imprenditori, dipendenti e nuclei familiari che rischiano di perdere l’unica fonte di reddito. Le organizzazioni sindacali hanno già avanzato proposte di mediazione, come il ridimensionamento delle superfici dei posteggi e una revisione delle collocazioni, per garantire decoro e vivibilità senza cancellare il settore. Finora, però, non è arrivata alcuna risposta concreta. Serve un tavolo vero, subito. Non si può decidere il destino di un intero comparto e di migliaia di persone con atti amministrativi calati dall’alto”.

