Nel Lazio sono almeno 150 mila le lavoratrici e i lavoratori a rischio a causa dei dazi di Trump. Servono contromisure per poter far sì che non avvenga ciò che più si teme, ossia la perdita di migliaia di posti di lavoro. Sì, perché almeno 30mila di loro lavorano in aziende statunitensi che – ipoteticamente – potrebbero lasciare l’Italia.
Dopo un primo incontro nella sala Tevere della Regione Lazio svoltosi il 2 settembre, il tema degli effetti dei dazi e delle fluttuazioni del dollaro sull’economia cittadina passa per l’Assessorato alle Attività Produttive di Roma. Presenti la Camera di Commercio, associazioni di categoria, organizzazioni sindacali e rappresentanti di imprese e consorzi. Un incontro che è stato fortemente voluto per valutare gli effetti della crisi economica a partire dazi.
“Incertezza per le imprese, ma anche per i lavoratori e le lavoratrici in particolare i più giovani; l'attenzione all'intera filiera, dalla grandissima impresa fino alle piccole e micro imprese del Made in Italy; rischio di diminuzione di investimenti in ricerca e sviluppo; perdita di posti di lavoro dovute all'abbandono delle imprese statunitensi nel nostro territorio. Questi sono i quattro punti emersi con forza dal confronto tra istituzioni, imprese e sindacati. Solo un punto di partenza, ma torneremo a incontrarci nelle prossime settimane quando verranno diffusi i primi dati sui dazi e sul rapporto tra dollaro ed euro che sicuramente sta creando grandi problemi” dichiara a Radio Roma Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive, alle Pari Opportunità e all’Attrazione Investimenti.
L'effetto dei dazi sull'economia della Regione Lazio
Serve concretezza, servono metodi condivisi e continuativi per affrontare questo delicato momento in cui molti settori sono esposti più di altri e che sono strategici per la Capitale, come il settore farmaceutico, turistico, audiovisivo, edilizio, agroalimentare e aerospazio.
“La nostra regione sarà particolarmente colpita perché ha una grande vocazione per l'export, anche negli Stati Uniti – dice fermamente Natale Di Cola, segretario Cgil Roma e Lazio -. Da parte del Comune abbiamo trovato la disponibilità a proseguire il confronto e a valutare insieme come non impoverire il sistema produttivo della nostra regione. A causa dei dazi e della congiuntura economica internazionale, si rischia di perdere non soltanto tanti posti di lavoro, ma lavoro di qualità, lavori altamente specializzati che in tanti casi coinvolgono le nuove generazioni.”
Ma lo scenario resta comunque incerto, perché legato alle evoluzioni delle trattative in corso tra Stati Uniti ed Unione Europea. Costruire misure specifiche e una strada da seguire resta la priorità per una città, come Roma, in cui varie sono le crisi aziendali in corso e in cui il carovita continua ad aumentare.