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Roma, il 23 maggio manifestazione nazionale: focus su salari e lavoro

Roma, il 23 maggio manifestazione nazionale: focus su salari e lavoro

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Si svolgerà a Roma giovedì 23 maggio una manifestazione nazionale che punta i riflettori sulla condizione economica di chi lavora. L’iniziativa, annunciata con riferimento al calo del potere d’acquisto e all’aumento del costo della vita, mette in relazione i temi salariali con le scelte economiche e industriali attuali.

La mobilitazione nella Capitale

Secondo i promotori, l’appuntamento del 23 maggio nasce dalla constatazione che retribuzioni basse e costi crescenti stanno comprimendo la qualità della vita delle famiglie. Il quadro descritto collega l’andamento dei prezzi e dell’energia a una fase di instabilità internazionale, con ricadute dirette su buste paga e spesa quotidiana. Obiettivo dichiarato è riportare al centro la condizione materiale delle persone e il valore del lavoro nelle decisioni economiche.

Le richieste emerse dall’assemblea del 28 marzo

La piattaforma della mobilitazione ha preso forma nell’Assemblea Nazionale Operaia del 28 marzo, dove è stato definito un documento che indica alcune priorità: aumento generalizzato dei salari, difesa automatica delle retribuzioni dall’inflazione, riduzione dell’orario di lavoro, maggiore controllo sulla sicurezza, superamento degli appalti e della frammentazione produttiva. Nella visione proposta trovano spazio l’intervento pubblico nei settori strategici, la redistribuzione della ricchezza e la centralità del lavoro nelle politiche industriali.

Il contesto richiamato dagli organizzatori

La mobilitazione lega il tema salariale al quadro internazionale, sottolineando come l’orientamento verso il riarmo e l’economia di guerra influenzi priorità di bilancio pubblico e welfare. In questo contesto ricorre l’affermazione: “Paghiamo sempre noi”. I promotori presentano il 23 maggio come un passaggio per unire lavoratori, giovani e pensionati intorno a un programma centrato sui bisogni concreti, con l’intento dichiarato di rafforzare il peso sociale del lavoro nelle scelte economiche.

"L’economia di guerra - dicono da USB - prende forma come scelta politica. Le risorse vengono indirizzate verso il riarmo, gli impegni internazionali assorbono quote crescenti di bilancio, il welfare e i salari restano subordinati. Il lavoro paga il prezzo di questa trasformazione: attraverso l’aumento del costo della vita e attraverso la redistribuzione regressiva della ricchezza. Dentro questo scenario emerge un punto centrale. Il salario e la guerra appartengono allo stesso terreno. Le politiche che alimentano la corsa agli armamenti coincidono con quelle che comprimono il lavoro e riducono il reddito".