Ospite in collegamento: Alessandro Marchetti, segretario SULPL
Nelle ultime ore il quadrante di Roma Est è tornato al centro della cronaca per una sequenza di esplosioni che hanno scosso i quartieri e la quotidianità dei residenti. Prima è successo all'Alessandrino: è stata fatta scoppiare una bomba carta di fronte ad una sala slot; poi a Don Bosco dove un’altra bomba carta è esplosa alle 5 del mattino distruggendo una piccola enoteca. Non finisce qui: a San Basilio, ancora nel quadrante Est di Roma, 50 persone sono state fatte evacuare: una bomba carta è stata fatta esplodere nel cortile di un palazzo.
I residenti hanno paura e dicono chiaramente “prima o poi ci scappa il morto". In poche ore, quartieri come Alessandrino, Don Bosco e San Basilio sono diventati nuovamente simbolo di una tensione che non accenna a diminuire e che chiama in causa la sicurezza urbana.
Le ipotesi investigative
Secondo le prime ipotesi investigative, la linea è della guerra tra clan: si fa strada l'ombra dei Senesi per il controllo delle piazze di spaccio proprio nel quadrante di Roma Est. Le piazze di spaccio restano terreno di scontro, mentre gli inquirenti lavorano per ricomporre i tasselli di una scacchiera criminale in profonda evoluzione. Una guerra sotterranea che, per gli abitanti, si traduce in sirene, esplosioni notturne e la sensazione di vivere sotto assedio.
Alessandro Marchetti: “Il problema della criminalità non riguarda solo Roma”
Il segretario del SULPL Roma, Alessandro Marchetti, allarga lo sguardo oltre i confini della Capitale: “Il fenomeno non riguarda solo Roma, ma diverse aree del Lazio e altre città italiane. L'Italia è sotto la forza della malavita". È un quadro in cui le dinamiche criminali prosperano e si riorganizzano rapidamente, sfruttando ogni vuoto di potere che si crea a seguito delle operazioni delle forze dell'ordine.
Marchetti ricostruisce un meccanismo già visto: "sono stati fatti dei grossi interventi nei giorni, nei mesi scorsi, nei giorni e settimane scorse da parte della direzione investigativa antimafia, sono stati arrestati dei capi e subito dopo c'è la guerra per chi vuole prendere il posto di due capi".
In altre parole, le azioni della Direzione Investigativa Antimafia e gli arresti di boss aprono inevitabilmente nuovi fronti tra gruppi rivali, pronti a contendersi il territorio. Da qui l’escalation di episodi eclatanti che alzano il livello di allarme nei quartieri e impongono un presidio più capillare.
L’attenzione sul territorio
Le esplosioni di questi giorni, oltre a spaventare i cittadini, amplificano il livello di ordine pubblico e l’attenzione dei controlli. “Quando si alza il rumore criminale, aumenta di riflesso la pressione investigativa su quel territorio. Roma è al centro di queste battaglie interne. Ne levi 10 e ne nascono 100”.
Questo schema è noto agli addetti ai lavori: quando un’organizzazione mantiene il controllo, tende ad abbassare il clamore per evitare fari accesi e posti di blocco continui. Quando invece il controllo salta, la violenza diventa strumento di comunicazione e intimidazione. Accade così che, pur con gli stessi volumi di traffici illegali, si passi da una fase relativamente “silenziosa” a una ad alta visibilità. È un pendolo che a Roma si avverte con forza e che mette a dura prova la resilienza sociale dei quartieri più esposti.
Il territorio chiede presidi costanti
Di fronte a questa realtà, i residenti chiedono risposte immediate e coordinate. Sul piano operativo servono presidio costante, indagini, controllo dei punti caldi e una collaborazione stabile tra forze dell’ordine e istituzioni locali. Ma è sul versante della prevenzione che si gioca la partita lunga: rigenerazione urbana mirata, alternative economiche legali nei territori più fragili, sostegno alle scuole e alle reti civiche, strumenti di protezione per chi denuncia. Un approccio integrato che unisca contrasto e prevenzione è l’unico capace di restringere gli spazi d’azione delle reti criminali senza lasciare scoperte le comunità.
Intanto, a Roma Est, resta l’urgenza di garantire normalità e sicurezza quotidiana. La richiesta che sale dal territorio è chiara: abbassare subito la violenza percepita, mettere in sicurezza i luoghi sensibili e assicurare che gli autori delle esplosioni vengano identificati.