A Roma torna d’attualità il destino del Teatro Eliseo di via Nazionale, ancora a luci spente. Elena Sofia Ricci, reduce dal successo al Teatro Argentina nelle False confidenze di Marivaux, affida alla memoria e a un appello pubblico il suo legame con uno dei palchi simbolo della città. «Che tristezza l’Eliseo ancora chiuso!».
La memoria di un palco simbolo
L’attrice richiama l’ultima esperienza in scena prima della pandemia, sottolineando il valore storico e affettivo del teatro romano. «L’ultima volta che ho recitato su quel palcoscenico, a dir poco, importante interpretavo Vetri rotti di Arthur Miller con la regia di Armando Pugliese. Era il 2020 e, poco dopo, iniziò l’incubo del lockdown per la pandemia, quindi il sipario si abbassò. Credo che, se non sbaglio, sia stato l’ultimo spettacolo andato in scena all’Eliseo. Ma i miei ricordi risalgono anche a molti anni prima. Il primo, tenerissimo, riguarda la mia giovinezza».
Il provino con Lavia e la formazione
Il filo dei ricordi conduce agli inizi di carriera e a un provino rimasto impresso. «Gabriele Lavia stava facendo i provini per dei ruoli nel suo allestimento, all’Eliseo, del Tito Andronico di William Shakespeare. Eravamo tanti ragazzi e ragazze speranzosi di poter essere scritturati e, per presentarci al grande regista, dovevamo entrare dall’ingresso degli artisti e raggiungerlo in camerino. Ricordo la scala che saliva al secondo piano dove tutti noi eravamo rigorosamente in fila, in attesa di fare la nostra prova».
Il responso fu severo. «Lavia era uno molto tosto e io, evidentemente, non ero abbastanza matura per assumere il ruolo richiesto… e non venni scritturata». Alla distanza, quel passaggio diventa una tappa di crescita. «Ma no! Fa parte del nostro mestiere… e poi, pensandoci oggi, all’epoca ero ancora acerba come attrice. La cosa buffa è che, molti anni dopo, Gabriele venne a vedere un mio spettacolo e, quando venne a farmi i complimenti in camerino, gli ricordai quell’episodio. Lui mi rispose: “Mi sa che quella volta ho fatto male a non scritturarti”. Invece aveva fatto bene… dovevo crescere nella mia formazione artistica… Aggiungo un altro ricordo, legato all’Eliseo, che risale addirittura alla mia infanzia».
L’infanzia in platea
Il legame con l’Eliseo parte dai banchi della platea. «Avrò avuto 11-12 anni e mia madre mi portò a vedere La città morta, una tragedia in cinque atti di Gabriele D’Annunzio, di cui era protagonista Sarah Ferrati. Davvero una tragedia di… noia per una ragazzina come me e, ogni tanto, mi addormentavo… mamma mi dava le gomitate, mi risvegliavo, poi di nuovo ripiombavo nel sonno… e poi mi risvegliavo quando l’attrice alzava la voce… e così via per tutti i cinque atti. Chiedo scusa, ma ero una bambina!».
La vendita e l’appello alla città
Sul fronte gestionale, la proprietà ha ritoccato il prezzo di vendita dell’Eliseo: dai 24 milioni inizialmente richiesti da Luca Barbareschi si è scesi a 18 milioni. L’attrice non entra nel merito, ma chiede che il teatro torni al suo pubblico. «Ripeto: tristezza e dolore per il destino di un palcoscenico che ha costituito per me una scuola di teatro… Non voglio criticare Barbareschi che, quando ne assunse la direzione, ha fatto delle cose positive sia all’Eliseo, sia al Piccolo Eliseo: occorre dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma, per quanto riguarda la situazione attuale, non sono sufficientemente informata per esprimere supposizioni, tanto meno giudizi. Quello che mi sento di dire, o meglio, di sperare, è che qualche personaggio danaroso possa acquistarlo, non per tramutarlo in un garage o supermercato, perché sarebbe una vergogna, ma per poi affidarlo a qualche bravo direttore artistico e farlo rinascere, riconsegnandolo finalmente e dignitosamente al pubblico».