Un ex talento del settore giovanile della Roma, Aboudramane Diaby, è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di carcere per un grave episodio di sequestro di persona a scopo di estorsione. Il fatto risale al dicembre 2022, quando Diaby, insieme al complice Osvaldo Jimenez Gonzalez, ha rapito Danilo Valeri, figlio di un noto esponente della criminalità di San Basilio, chiedendogli una somma di denaro legata a traffici illeciti. Il giovane è stato prelevato con la forza all’uscita di un locale in zona Ponte Milvio e rilasciato solo il giorno successivo. L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha ricostruito nel dettaglio la dinamica grazie a testimonianze e riscontri investigativi.
Il piano di Diaby e l’esecuzione del rapimento
La notte del 23 dicembre 2022, intorno alle due, un gruppo di ragazzi si è appostato fuori dal ristorante giapponese Moku, noto punto di ritrovo nella movida del nord della Capitale. Il bersaglio era Danilo Valeri, all’epoca ventiduenne, figlio di Maurizio Valeri – soprannominato “Il Sorcio” – considerato referente di alcune piazze di spaccio del quartiere San Basilio.
Quando Danilo ha lasciato il locale in compagnia di amici, tra cui anche Chanel Totti, figlia dell’ex capitano della Roma, è stato immediatamente accerchiato. I rapitori lo hanno costretto a salire su una Peugeot 208 scura, minacciando gli amici e i buttafuori con frasi intimidatorie per impedire reazioni. Il sequestro è durato circa mezza giornata: Valeri è stato liberato nel primo pomeriggio del 24 dicembre.
Motivo dell’aggressione: una presunta somma legata alla droga
Le indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia hanno chiarito che il motivo alla base del rapimento era il recupero di un presunto credito di 10 mila euro. La somma era legata a una transazione di stupefacenti non andata a buon fine. Gli inquirenti hanno raccolto elementi fondamentali grazie a intercettazioni, testimonianze e riscontri sui movimenti dei telefoni cellulari.
Aboudramane Diaby, classe 2002, una volta promessa del calcio giovanile romanista, è stato individuato come uno degli esecutori materiali del sequestro insieme a Jimenez Gonzalez, condannato a 6 anni e 8 mesi. Le accuse formulate a loro carico riguardano il sequestro di persona aggravato dalla finalità estorsiva e l’intimidazione armata.
Omertà e reticenze: il muro del silenzio attorno all’evento
Un elemento che ha ostacolato le indagini è stato il comportamento reticente della vittima e del suo ambiente familiare. Danilo Valeri non ha mai formalizzato una denuncia, sostenendo di non ricordare nulla dell’accaduto. Ha riferito agli agenti di essersi svegliato in un taxi, privo di soldi e documenti, pagato poi dalla madre. Anche Maurizio Valeri ha minimizzato l’episodio, affermando che il figlio era rientrato a casa solo nel pomeriggio, mentre lui si trovava in Questura.
Tuttavia, messaggi intercettati dimostrano che l’uomo era pienamente a conoscenza della situazione e che si era attivato per ottenere la liberazione del figlio. A confermare la gravità dei fatti è stata anche la testimonianza di un amico presente quella sera, Matteo Segatori, che ha assistito al momento in cui Danilo è stato avvicinato e trascinato con forza in auto da alcuni ragazzi.
Nessuno sconto per Diaby
Nonostante la scelta del rito abbreviato da parte della difesa di Diaby, il giudice ha ritenuto inammissibile la tesi secondo cui si sarebbe trattato solo di un acceso litigio per questioni economiche. L’avvocato Sandro D’Aloisio ha cercato di sostenere che non ci fosse stato alcun rapimento, ma i riscontri hanno demolito questa versione.
La sentenza ha stabilito per Diaby una condanna a 16 anni e 8 mesi, ritenendo gravi le responsabilità e la pericolosità sociale dell’imputato. Al momento della lettura del verdetto, una parente del condannato ha accusato un malore in aula. Il processo ha confermato come anche giovani apparentemente estranei al crimine organizzato possano rimanere coinvolti in dinamiche legate al narcotraffico, compromettendo per sempre il proprio futuro.