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Roma, bruciate in piazza le immagini di Meloni e Nordio: condanna bipartisan e appello alla calma

Roma, bruciate in piazza le immagini di Meloni e Nordio: condanna bipartisan e appello alla calma

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A Roma, durante una manifestazione contro la riforma della giustizia intrecciata alla protesta contro la guerra, sono state date alle fiamme le immagini della premier Giorgia Meloni e del ministro Carlo Nordio. Un cartello raffigurava Meloni con Nordio al guinzaglio, accompagnato dalla scritta «No al vostro referendum». Per l’episodio è scattata una denuncia per vilipendio nei confronti dei responsabili.

Reazioni istituzionali

La presidente del Consiglio ha rilanciato sui social un video del costituzionalista Stefano Ceccanti, commentando «Non è tacciabile di essere un mio sostenitore, ma spiega in pochi secondi perché votare Sì. Un invito ad andare oltre le appartenenze politiche e le contrapposizioni ideologiche».

Dal Parlamento e dal governo è arrivata una condanna bipartisan. Ha auspicato Ignazio La Russa «Prevalga il confronto allo scontro». Ha invitato Lorenzo Fontana a «non esondare in atti che rischiano di alimentare inutili tensioni». Ha chiesto Paolo Zangrillo «Chi ha avvelenato il confronto se ne assuma la responsabilità». Dal Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte ha espresso una condanna «ferma» invitando a «rifiutare la violenza che si presta a strumentalizzazioni». Dall’Anm è arrivato il richiamo «Il nostro invito ad abbassare i toni varrà sempre».

La posizione del ministro e degli avvocati

Il ministro Carlo Nordio ha ringraziato per la solidarietà, rivolgendosi «in particolare il comitato per il No, Grosso e l’Anm», e ha auspicato «pacatezza e lealtà sui reali contenuti», aggiungendo che «gli eccessi aggressivi non mi intimoriscono». Il presidente delle Camere penali, Francesco Petrelli, ha accusato un clima «infuocato dall’Anm con falsità e allarmismi. La riforma non ha nulla di autoritario, ma si è voluta inculcare la paura».

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Il dibattito sul referendum

Nel confronto pubblico sono emersi timori e posizioni divergenti sul referendum. Riccardo Magi ha dichiarato «Ho sostenuto la riforma per aumentare le garanzie, ma è pasticciata e il governo è uno dei più antigarantisti. Nordio e Meloni dicano cosa sarà dei difetti di scrittura per togliere la paura che i pericoli evocati dal No si realizzino». Ha avvertito Francesco Boccia «Il Sì sventra la Costituzione». Ha ricordato Cesare Parodi «La magistratura è un presidio contro i soprusi». Ha affermato Giuseppe Conte «Se prendono un calcio in faccia dai cittadini, è chiaro che crolla tutto». Ha replicato Elly Schlein «Noi Meloni la battiamo alle elezioni, sul referendum il voto è nel merito». Ha controbattuto Alfredo Mantovano «Conte confonde il referendum con le elezioni del 2027», assicurando che «La riforma non è una bacchetta magica, ma cambierà molto nell’amministrazione della giustizia perché oggi c’è un mix perverso tra giudizio disciplinare, avanzamento nella carriera e iscrizione a una corrente». Ha invitato Antonio Tajani a sostenere il Sì per «restituire sacralità» ai magistrati. Ha concluso Matteo Salvini che «silenziosamente molti a sinistra voteranno Sì».