Roma mette al centro la salute mentale dei più giovani. Al Centro di Salute Mentale dell’XI Municipio della Asl Roma 3 è attivo un percorso di psicoterapia di gruppo rivolto a giovani adulti con disturbi di personalità, pensato per accompagnare il passaggio cruciale dello svincolo dalle famiglie d’origine. L’obiettivo non è “tagliare i ponti”, ma uscire da copioni relazionali che intrappolano, imparando a regolare le emozioni e a riconoscere i propri bisogni.
Un gruppo che affronta il legame famigliare
Nel servizio pubblico del territorio, il lavoro clinico è settimanale e affronta due assi principali: regolazione emotiva e pattern relazionali. In pratica, si impara a non farsi travolgere da emozioni percepite come ingestibili e a rivedere le modalità automatiche con cui ci si lega, ci si difende e, talvolta, ci si autosabota. È un percorso che trasforma il conflitto in possibilità, restituendo protagonismo a chi si sente fermo in un limbo di dipendenze affettive e paure di autonomia.
Voci e trasformazioni
Le storie raccontano il cambiamento. Luca (nome di fantasia), 28 anni, teme di dormire fuori casa perché ogni tentativo di autonomia scatena panico e senso di colpa: “quando provo a separarmi mi sento un figlio cattivo”. Marta (nome di fantasia), dopo liti di coppia, ricorreva al dolore fisico; nel gruppo ha riconosciuto il terrore dell’abbandono dietro quei gesti. Davide (nome di fantasia) interrompeva ogni relazione sul nascere: “scappavo prima di sentire il vuoto. Per la prima volta ha chiamato questo schema con il suo nome: fuga. C’è chi arriva dicendo “sono borderline”. Dopo mesi, per la prima volta, afferma: “Io desidero”.
Metodo e équipe
La conduzione in coterapia integra prospettive complementari: la psicoterapeuta sistemico-relazionale Giulia Gregorini e lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Francesco Giuseppe Capuozzo intrecciano lo sguardo sulle dinamiche familiari con il lavoro sui processi cognitivi ed emotivi. In un contesto di servizio pubblico, la psicoterapia diventa strumento di cura e cittadinanza: riduce il dolore, ma soprattutto costruisce soggettività e futuro.
La svolta
Oggi Luca ha trovato un lavoro e cerca casa. Marta non usa più solo il dolore fisico per sentirsi e farsi sentire. Per alcuni significa riuscire a restare in una relazione senza fuggire. Per altri dire finalmente no a una famiglia che confonde amore e controllo. Per qualcuno smettere di usare il sintomo come unica lingua possibile. Per tutti, provare a separarsi senza perdersi. Piccoli fatti, quasi invisibili. In terapia si chiamano trasformazioni.