In occasione della ricorrenza dedicata a Norma Cossetto, la Regione Lazio ha rilanciato un appello alla memoria storica e al sostegno delle comunità giuliano-dalmate presenti sul territorio. Il presidente Francesco Rocca ha diffuso una dichiarazione che rievoca le vicende del confine orientale e sottolinea il ruolo del Lazio nel custodire luoghi e storie legati a quella pagina del Novecento.
«Il 5 ottobre celebriamo la figura di Norma Cossetto, Medaglia d'oro al merito civile conferito dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Il suo martirio per amore dell'Italia non deve cadere nell'oblio. Norma è ormai, nella coscienza collettiva, una figura simbolo del dramma dei nostri connazionali del confine orientale: iniziò nel 1943, infatti, la pulizia etnica dei partigiani del Maresciallo Tito ai danni degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia con uccisioni sommarie nelle foibe, cavità carsiche che divennero, in quel contesto, oscure fosse comuni in cui finì anche la giovane Norma. Assassinii che proseguirono fino al 1945 e oltre e che portarono all’esodo di oltre 300.000 persone. Di queste, ne giunsero nel solo territorio laziale circa 16.000 (10.000 a Roma e 6.000 nelle altre province) e ne sono testimonianza il Quartiere giuliano-dalmata del Laurentino a Roma o quello di Latina. La Regione Lazio non farà mai mancare il supporto alla comunità giuliano-dalmata e ne valorizzerà i luoghi e la storia, promuovendoli soprattutto presso le giovani generazioni: perché ciò che non si conosce tende a ripetersi. E lo dimostrano i tanti conflitti in atto e le popolazioni costrette alla fuga. A oltre 80 anni da questi accadimenti abbiamo il dovere del Ricordo».
Lo dichiara il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.
Un richiamo alla memoria civile
Il messaggio del presidente della Regione Lazio richiama l’attenzione sul ruolo della memoria come strumento di coesione e consapevolezza storica. La figura di Norma Cossetto, ricordata come Medaglia d’oro al merito civile conferita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, viene posta al centro di una riflessione che riguarda l’intera comunità. Nel passaggio evidenziato dal presidente, la vicenda personale diventa emblema del dramma dei connazionali del confine orientale e, al tempo stesso, monito a non disperdere il patrimonio di testimonianze che attraversa più generazioni.
Il legame con Roma e il Lazio
Il riferimento ai numeri contenuti nella dichiarazione mette in luce la dimensione locale di quella storia: l’esodo interessò oltre 300.000 persone e nel territorio laziale approdarono circa 16.000 profughi, con 10.000 a Roma e 6.000 nelle altre province. Tracce concrete di questo percorso sono indicate nei luoghi della memoria del Quartiere giuliano-dalmata del Laurentino, a Roma, e nel tessuto urbano di Latina. Si tratta di contesti che, come ricorda la nota, conservano ancora oggi storie familiari, archivi privati e memorie di comunità che hanno contribuito in modo significativo alla vita sociale, culturale ed economica della regione.
Sostegno alla comunità giuliano-dalmata
Nel passaggio in cui si sottolinea che la Regione Lazio non farà mancare il proprio supporto, emerge la volontà istituzionale di continuare a valorizzare luoghi e storie legati alla presenza giuliano-dalmata. L’accento posto sulle giovani generazioni indica l’impegno a favorire una conoscenza diffusa e accessibile, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria pubblica. Tale prospettiva si inserisce in un orizzonte più ampio di educazione civica, attento alle testimonianze e al rispetto della dignità delle persone che furono costrette a lasciare le proprie case trovando accoglienza anche a Roma e nel resto del Lazio.
Il contesto storico richiamato
La dichiarazione rievoca la drammaticità degli eventi del 1943 e degli anni immediatamente successivi, con il richiamo alle uccisioni sommarie nelle foibe e alla violenza che segnò il confine orientale fino al 1945 e oltre. L’evocazione delle cavità carsiche come luoghi di morte, nella forma di oscure fosse comuni, restituisce la durezza di un quadro che fa parte della storia nazionale. All’interno di questa cornice, il percorso di chi lasciò l’Istria, Fiume e la Dalmazia rappresenta una vicenda di sradicamento e ripartenza, che ha inciso profondamente sulle comunità di approdo e che, nella regione, ha trovato segni concreti e duraturi.
Memoria e responsabilità collettiva
Il richiamo finale al dovere del ricordo pone l’accento sulla responsabilità condivisa. La memoria, come sottolineato nella dichiarazione del presidente Rocca, ha una dimensione pubblica che coinvolge istituzioni, scuole e cittadini. L’obiettivo è evitare la dispersione di conoscenze e impedire che si ripetano dinamiche di esclusione e violenza, in un tempo in cui, come ricordato nella nota, non mancano conflitti e fughe forzate in varie aree del mondo. In questo quadro, la narrazione delle storie conservate a Roma, nel Quartiere giuliano-dalmata del Laurentino e a Latina diventa parte integrante di un percorso civico che valorizza il contributo di chi ha ricostruito la propria vita nel Lazio.
Luoghi, storie e identità nel tessuto urbano
I quartieri e gli spazi ricordati nella dichiarazione assumono il valore di punti di riferimento per la cittadinanza. In essi si intrecciano biografie, memorie orali e segni materiali che aiutano a comprendere il radicamento della comunità giuliano-dalmata. La loro presenza a Roma e a Latina testimonia un percorso di integrazione che ha arricchito il territorio, offrendo allo stesso tempo occasioni di approfondimento storico e culturale. Riconoscere questa eredità significa investire su una memoria inclusiva, capace di parlare alle nuove generazioni e di favorire consapevolezza sul passato condiviso.
Un impegno che guarda ai più giovani
La particolare attenzione rivolta ai giovani, esplicitata nella dichiarazione, richiama la necessità di un linguaggio chiaro e di strumenti adeguati per trasmettere conoscenze storiche fondate sui fatti. Diffondere consapevolezza significa anche promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità, in cui il ricordo di figure come Norma Cossetto non resti confinato alle commemorazioni, ma diventi parte di un patrimonio civile vivo e riconoscibile. In questo senso, il richiamo al rischio che ciò che non si conosce tenda a ripetersi indica una direzione precisa per le politiche della memoria nel Lazio.