Ricerca nel Sito

Riscaldamenti, il rinvio al 21 novembre non va bene a tutti. È la rivolta di hotel e centri estetici

L’ordinanza è arrivata. Fino al 21 novembre non si potranno accendere i riscaldamenti. L’ordinanza infatti “dispone come utilizzare gli impianti di riscaldamento nella Capitale, con la riduzione del periodo di esercizio dal 21 novembre 2022 al 31 marzo 2023 ed il funzionamento massimo di 10 ore al giorno, da scegliere nella fascia compresa tra le ore 5.00 e le ore 23.00”.

La preoccupazione verso questa restrizione non esita ad arrivare perché ad esempio gli albergatori non possono permettersi di tenere i clienti al freddo. Si presenta il problema anche per i centri estetici, che dovranno pensare a dei sistemi alternativi per tenere al caldo i propri clienti.

«Il problema - dice il presidente di Federalberghi Giuseppe Roscioli - è che i clienti pagano per una stanza confortevole: se fa freddo devono stare al caldo. Quindi è difficile per noi non accendere i termosifoni.» Quello che Roscioli si augura è che «il governo prenda decisioni diverse» o almeno che «il Campidoglio ci ripensi» in caso di gelo.

«È un problema enorme, in particolare con gli americani che d’estate vogliono in stanza 19 gradi e d’inverno 25 – dice Massimo Bettoja, dell’omonima catena di alberghi - A settembre quando c’è stato un calo della temperatura abbiamo spento l’aria condizionata: sono arrivati duemila reclami. Tutto questo, con le tariffe che si pagano, provoca una marea di giudizi negativi sui portali: in pochi giorni rischiamo di mangiarci le fatiche che abbiamo fatto. Siamo favorevoli a sensibilizzare i clienti perché tengano basse le temperature che si regolano in camera, ma non dare il servizio penalizza tutto il settore turismo».

Per bar e ristoranti la questione è diversa, come diverse potrebbero essere le ripercussioni di questa ordinanza rispetto alle strutture alberghiere. «Stiamo verificando con gli uffici se l’ordinanza del sindaco è da applicare ai pubblici esercizi - dice il presidente della Fipe Confcommercio Sergio Paolantoni -. Ma in questi casi non è opportuno non avere il riscaldamento, perché con il via vai di persone e con le porte aperte di continuo, porterebbe disagio ai clienti».

«Valuteremo la richiesta nei prossimi giorni - specifica il presidente della Fiepet Confesercenti Claudio Pica - ma se il clima diventa più rigido chiederemo una deroga per la ristorazione in quanto i nostri locali devono essere accoglienti».

Il segretario della Cna Stefano Di Niola dice che l’ordinanza non pu essere uguale per tutte le attività. «Bisogna differenziare secondo le attività: in un centro dove si fanno dei trattamenti, il corpo non può essere protetto dal freddo con le coperte o i maglioni, e così negli spogliatoi delle piscine, mentre nei luoghi della ristorazione vanno valutate le temperature: di fronte al gelo siamo certi che il sindaco interverrà di nuovo».