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Riforma di Roma Capitale: tavolo sospeso dopo l’astensione del Pd

Riforma di Roma Capitale: tavolo sospeso dopo l’astensione del Pd

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Sospeso il tavolo tecnico tra Governo e Campidoglio sulla riforma di Roma Capitale dopo l’astensione del Partito Democratico alla Camera. Da Palazzo Chigi filtra che, al momento, non sono previste nuove convocazioni né risultano in calendario votazioni al Senato. La premier Giorgia Meloni, con un post del 29 aprile, ha espresso il proprio disappunto: "A questo punto mi pare che non ci siano i margini per andare avanti con il provvedimento, che senza una maggioranza dei due terzi ha pochissime probabilità di diventare legge". L’astensione dem è stata definita "costruttiva" dal partito, mentre la presidente del Consiglio aveva parlato di "Stupore e amarezza per l'astensione".

Il confronto si ferma tra Governo e Campidoglio

Nonostante il via libera della Camera al primo passaggio della revisione costituzionale con 159 voti favorevoli, 33 contrari e 55 astenuti, non è stata fissata alcuna data per l’esame a Palazzo Madama. Il tavolo tecnico, operativo da febbraio, resta congelato. Proprio in quella sede si stavano delineando le leggi ordinarie che dovranno definire risorse, strumenti e modalità attuative, con l’obiettivo di estendere poteri, competenze e stanziamenti per Roma.

Cosa prevede la riforma per Roma e Lazio

La proposta interviene sull’articolo 114 della Costituzione, sostituendo il secondo periodo del terzo comma che attualmente recita "la legge dello Stato disciplina" l’ordinamento di Roma Capitale, con la formula: "l'ordinamento, le forme di decentramento e la potestà legislativa di Roma Capitale nelle materie di cui al quarto comma sono disciplinati con legge dello Stato, previa intesa con la Regione Lazio e con Roma Capitale".

L’intento è riconoscere alla Capitale un ente territoriale autonomo accanto a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, con maggiori poteri su urbanistica, trasporto pubblico, commercio e turismo.

I nodi ancora aperti e le prossime mosse

Il confronto politico resta concentrato sui dettagli attuativi. Il Pd chiede di approvare prima le leggi ordinarie e poi la riforma costituzionale. Tra le proposte del sindaco di Roma Roberto Gualtieri figura anche l’ipotesi di rafforzare i poteri della giunta riducendo quelli dell’Assemblea capitolina, tema al centro del dibattito con la maggioranza. Nel contesto pre-elettorale romano, il congelamento del dossier pesa sulla tempistica: una volta approvata, la riforma prevede un percorso di attuazione che la renderebbe operativa non prima del 2032.