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Rieti, grazie alla Lav, sanzioni e sospensione dell’attività per un allevamento di tacchini

Rieti, grazie alla Lav, sanzioni e sospensione dell’attività per un allevamento di tacchini

tacchini

Una vera e propria fabbrica industriale di animali. Un allevamento di tacchini per la produzione di carne a vicino a Rieti, qualcosa come 6 capannoni, per una capienza massima di 43mila pennuti, gestito per conto di uno dei più noti marchi di carne di ‘pollame’ italiani.

Ebbene, l’allevamento è stato sanzionato per oltre 12 mila euro, e l’attività sospesa, per uno degli allevamenti indagati nel documentario ‘Food for Profit’, di Giulia Innocenzi, dove la LAV, che ha coordinato le investigazioni, spiega attraverso Lorenza Bianchi (responsabile area transizione alimentare LAV), “Ad un anno dal lancio a Bruxelles possiamo confermare che avevamo ragione, non abbiamo mai avuto dubbi”.

Lav, nel documentario ‘Food for Profit’, trattati come oggetti inanimati, i tacchini venivano ‘lanciati’ sui camion e destinati al macello

Dai materiali raccolti nell’inchiesta, emergevano fatti molto gravi: i lavoratori risultavano molto spesso non in regola e retribuiti in base al numero di camion riempiti al momento del carico per il macello. Un sistema assurdo, che finiva quindi per incentivarli a caricare i tacchini con violenza nel minor tempo possibile, esponendo gli animali a condizioni di maltrattamento continuo. Sbattuti e lanciati nelle gabbie senza alcuna cura e attenzione, i tacchini caricati sui camion e destinati al macello erano trattati come oggetti inanimati: rimanevano incastrati nelle pedane, esposti a ferimenti, fratture, in una condizione di gravissima sofferenza. Tanto è che, come si evince dal terribile reportage, molti animali sul camion apparivano feriti o addirittura morti.

Inoltre, da fonti stampa si legge che tra le irregolarità contestate dai NAS ci sarebbero: mancata attuazione delle misure di biosicurezza; mancata registrazione degli animali detenuti nell’allevamento; ritardo nella registrazione dei trattamenti farmacologici; gravi lacune nella sicurezza sui luoghi di lavoro. Sono contestati anche maltrattamenti gravi agli animali.

Lav, responsabile area transizione alimentare: “Una realtà alienante e di maltrattamento sistematico”

Come tiene a rimarcare ancora la Bianchi, “In questo caso l’allevamento è stato controllato e sanzionato, ed è una notizia importante. Però non dimentichiamoci che stiamo parlando di un modello, quello degli allevamenti zootecnici, basato saldamente sullo sfruttamento degli animali. Nella quasi totalità dei casi, gli animali sono tenuti in condizioni di sovraffollamento all’interno di capannoni chiusi, senza mai la possibilità di vedere la luce del sole o respirare l’aria fresca, confinati all’interno di mura di cemento, geneticamente selezionati per la massima resa che sviluppa in modo abnorme alcune parti del loro corpo, a grave danno per la loro salute e per la loro stessa vita. L’odore e il rumore negli stabilimenti zootecnici sono insopportabili. Una realtà alienante e di maltrattamento sistematico”.

La Lav, senza poi contare “I miliardi di fondi pubblici che tramite la Pac, la politica agricola comune europea, arrivano a pioggia”

Inoltre, particolare non da poco, sottolinea la responsabile area transizione alimentare della Lav: “Sempre nel documentario venivano duramente denunciati i miliardi di fondi pubblici che tramite la Pac, la politica agricola comune europea, arrivano a pioggia sia direttamente che indirettamente alla zootecnia. Oltre a quelli, si contano le centinaia di milioni di euro di tutti i piani di sostegno nazionali che vanno a foraggiare l’attuale sistema di allevamento. Finanziare con soldi pubblici un sistema basato sulla sofferenza, flagellato dalle malattie che esso stesso contribuisce a diffondere ed esacerbare, come l’influenza aviaria, con enormi implicazioni oltre che etiche, anche ambientali e sanitarie, è qualcosa di insostenibile e antieconomico che continueremo a denunciare e osteggiare. Le alternative sono possibiliconcludono quindi dalla Lav - quello che manca, per ora, non è l’evidenza scientifica o le possibilità produttive, ma la volontà politica di guardare in faccia la realtà e lavorare ad un cambiamento sistemico che non implica per forza lasciare indietro qualcuno, e se ben accompagnato e sostenuto può rappresentare grandi opportunità anche per il sistema-Paese".

Max