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Rastrellamento del Quadraro, 82 anni dopo: Roma non dimentica il "Nido di Vespe"

Rastrellamento del Quadraro, 82 anni dopo: Roma non dimentica il "Nido di Vespe"

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Da quel 17 aprile 1944 sono passati 82 anni, ma il ricordo ancora fa male. Il Quadraro, quartiere tra i più attivi e organizzati dell’antifascismo, fu teatro del più feroce rastrellamento da parte delle truppe naziste.

In occasione della ricorrenza è stata deposta una corona presso il monumento in memoria dei deportati del Quadraro nel Parco intitolato a quella giornata in cui all’alba scattò l’operazione diretta personalmente dal maggiore Kappler, che si concluse con la deportazione in Germania di tantissimi, tra i 18 e i 60 anni, costretti a lavorare nelle fabbriche in condizioni disumane. Molti vennero uccisi nei campi di sterminio, altri, fuggiti per unirsi alle formazioni partigiane, caddero in combattimento.

Le parole di Massimiliano Smeriglio

È un dolore che abbiamo riscoperto negli ultimi dieci o quindici anni perché era un pezzo di quelle storie che erano andate perdute – ha detto ai microfoni di Radio Roma Massimiliano Smeriglio, assessore alla Cultura di Roma Capitale -. Invece, grazie all'associazione, all’Anpi, ai giovani di questo territorio siamo rientrati in connessione con una storia tragica della nostra città. Oltre 2mila persone rastrellate, oltre settecento deportate, fa parte di una delle pagine più buie insieme al rastrellamento del Ghetto, alle Fosse ardeatine, alla strage di La Storta, che hanno costellato i nove mesi di occupazione nazifascista della città. È importante che sia entrata a pieno titolo nei momenti fondamentali di memoria, di ricordo e di omaggio alla resistenza da parte di Roma Capitale. Siamo al lavoro tutti i giorni per preparare la festa della resistenza a Testaccio, riaprendo la casa del Popolo a Valle Aurelia, riaprendo la sede di via dei Giubbonari (sede storica del Partito Comunista Italiano, ndr)”.

Le parole di Francesco Laddaga

È vero che ogni giorno è un giorno per parlare di resistenza, di libertà, di democrazia, però è anche vero che le date simboliche vanno ricordate e celebrate – ha dichiarato Francesco Laddaga, presidente Municipio VII di Roma -. Vedere che ragazze e ragazzi si uniscono sempre di più a queste celebrazioni, al corteo che facciamo il pomeriggio, è importantissimo: a loro dobbiamo passare quel testimone perché poi i testimoni fisici di quel giorno, purtroppo, non ci sono più. Ogni anno viene a mancare qualcuno, quindi noi, come istituzione, abbiamo un compito e una responsabilità enorme e dobbiamo passare questo testimone ai ragazzi. Loro, anche nell'ultimo referendum, ci hanno dimostrato che si sanno far sentire e sono importantissimi per questo paese, per la nostra democrazia”.

E dal municipio arrivano altre iniziative che vanno a rafforzare la memoria e il ricordo. “Come municipi V e VII abbiamo proposto di intitolare il tunnel del Quadraro al ‘Nido di vespe’ e, l'ho annunciato oggi, stiamo partecipando come Municipio con Roma capitale ad un bando della Regione Lazio per acquisire un casale proprio qui vicino al parco, per farne finalmente la casa della memoria del rastrellamento del Quadraro”.

Il “Nido di vespe” che difende il sacrificio dei “nonni” del Quadraro

Il Quadraro, che i nazisti definirono con disprezzo ‘Nido di Vespe’, difende il sacrificio dei “nonni” del quartiere, facendo diventare questa memoria un seme per una conoscenza civile sempre più forte e vigile contro ogni forma di oppressione.

Commemorare il passato, d’altronde, non è un esercizio di stile, ma un impegno a rinnovare promesse di libertà per il futuro, tutti assieme, istituzioni, associazioni, cittadini ma soprattutto nuove generazioni.

Ai microfoni di Radio Roma è intervenuta Cristina Cortesi, docente dell’Istituto Rita Levi Montalcini, che assieme ai suoi ragazzi era lì alla cerimonia. “Io sono una docente dell'Istituto comprensivo Rita Levi Montalcini, che è una scuola del territorio. Qui al parco, ci portiamo tutte le classi terze della scuola media perché è la grande storia calata nel nostro territorio. È la storia dei nonni e delle nonne dei nostri ragazzi e anche nostra. Raccontare la storia del rastrellamento del Quadraro e di quello che è successo il 17 aprile, di tutti i fatti della resistenza romana, è raccontare una storia di riscatto, di ribellione e di libertà che in questi tempi bui abbiamo bisogno di conservare viva”.

Che effetto fanno queste storie sui ragazzi?Li colpiscono sempre, anche perché la vicinanza del territorio gli fa vivere più da vicino quello che è successo. Spesso lo vedono solo sui libri. Invece, sapere che quella storia è avvenuta qui, a pochi passi da casa loro, in un posto dove loro vengono a giocare il pomeriggio o a vedersi con gli amici, gli restituisce che quella storia è vera”.

A credere nel Quadraro e nei giovani, nel tesoro che loro hanno in mano (il tempo, l’amore e la difesa della memoria) è anche Marina Pierlorenzi, presidente Anpi Roma. “Il Quadraro era fatto di casette, di giardinetti, di orti, di vie strette e qui la popolazione nascondeva ebrei, persone, antifascisti, partigiani. L'antifascismo è stato fortemente popolare a Roma. Nella cintura periferica e nelle borgate c'era una grande resistenza popolare”.

E poi invita i giovani ad essere parte della grande sfida a preservare le storie, le vite di chi oggi, come Sisto Quaranta, non c’è più, ma che si è impegnato nel diffondere la verità.

Nel pomeriggio il corteo viene organizzato dal Municipio, dall'Anpi, dalle associazioni e soprattutto dai giovani. I giovani sono una risorsa importante, e lo dimostrano ogni giorno, non solo per il Quadraro ma anche per la Costituzione. In questi giovani, noi riponiamo la speranza per un futuro che deve essere rispettoso dei valori costituzionali: quello che hanno patito i rastrellati del Quadraro e tante altre persone che sono state portate via o quelle che hanno combattuto giovanissimi per la resistenza e per la libertà, non devono essere dimenticati”.