Magi: “Una situazione allarmante”. Cresce la preoccupazione tra i camici bianchi di Roma per il nuovo piano regionale sui pronto soccorso del Lazio, il documento della Regione che ridisegna la gestione dei flussi di ricovero introducendo nuove soglie temporali per cura, assistenza e presa in carico dei pazienti.
Cosa prevede il piano regionale
Nel testo varato dalla Regione Lazio sono indicati tempi medi di permanenza che arrivano fino a 480 minuti dalla visita alla dimissione o alla decisione di ricovero. Per i ricoveri in Terapia intensiva e in Psichiatria il limite sale fino a 720 minuti, mentre la permanenza media per il ricovero può toccare i 1.000 minuti. È inoltre stabilita in modo tassativo la presa in carico del paziente in attesa di ricovero dopo 12 ore.
Le preoccupazioni dei medici di Roma
Il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Roma, Antonio Magi, evidenzia i punti critici del documento: “contiene indicazioni organizzative importanti e correttamente riconosce che il sovraffollamento non è un problema esclusivo del pronto soccorso, ma riguarda, come in passato, l’intero ospedale e il rapporto tra ospedale e territorio. Tuttavia, gli stessi obiettivi temporali indicati nel documento descrivono una situazione che non può lasciarci tranquilli”.
Sui possibili effetti dei nuovi tempi, Magi aggiunge: “Parliamo di persone malate, spesso anziane, fragili e con più patologie, molte di queste croniche o multi toniche e che possono rimanere per molte ore in ambienti sovraffollati, in attesa di un posto letto – sottolinea Magi -. Il tempo trascorso in pronto soccorso non è un semplice dato organizzativo: è tempo di cura e di assistenza e può incidere sulla sicurezza, sulla dignità e sugli esiti clinici del paziente”.
Personale, posti letto e monitoraggio
Per l’Ordine dei medici di Roma la tenuta del sistema dipende da risorse umane e strutturali adeguate. “Accogliamo positivamente l’obiettivo di superare il cosiddetto boarding e di responsabilizzare tutti i reparti ospedalieri – sottolinea il presidente dell’Ordine dei medici di Roma -. Ma nessun modello organizzativo può funzionare senza personale sufficiente in ospedale come nel territorio sia medico specialistico e sia infermieristico ma anche posti letto realmente disponibili, diagnostica tempestiva, trasporti efficienti e servizi territoriali capaci di garantire filtro, continuità assistenziale e dimissioni protette”.
Da qui la richiesta di accompagnare l’attuazione del piano con “risorse professionali e strutturali ospedaliere e territoriali adeguate, da indicatori pubblici e verificabili e da un monitoraggio costante dei tempi effettivi di visita, diagnosi, ricovero, trasferimento e dimissione in ogni struttura”.
Magi conclude con un appello alla concretezza operativa: “non basta trasferire formalmente la responsabilità del paziente dopo dodici ore. Bisogna fare in modo che nessun cittadino debba attendere così a lungo prima di ricevere il livello di cura e assistenza di cui ha bisogno. Occorre intervenire sulle carenze strutturali e di personale, tutelando contemporaneamente i pazienti e i professionisti, che non possono continuare a sostenere da soli il peso delle inefficienze organizzative. Il Piano rappresenta un punto di partenza, ma ora servono prima di tutto confronto con gli operatori dell’ospedale e del territorio, tempi certi, risorse e risultati concreti”.